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Tag Archives: audio documentario

Prix Europa 2018

Minatori e amici,
l’audio documentario ”Il Sottosopra”,
profondo spaccato della storia recente, della memoria e del cuore dei minatori sardi,
VA A BERLINO
a rappresentare l’Italia al PRIX EUROPA (13-19 ottobre).

Alla prestigiosa competizione partecipano le migliori produzioni media dell’anno.
“Il sottosopra” (titolo inglese “The Upside Down”)
è uno dei 29 finalisti della sezione “RADIO DOCUMENTARI”.

Siamo felici che si parli di voi anche lassù, “l’importante è non dimenticare”.

Gianluca e Giuseppe

La volta armata

“Quello non fu uno sciopero normale come tanti prima di allora, era stata rivolta…”

Da anni l’associazione Tratti Documentari percorre il territorio del Sulcis Iglesiente, per ascoltare e conoscere le storie della gente di miniera. Sono testimonianze di lotta, amore, rabbia, scelte, dignità, appartenenza.
Raccogliendo l’invito di Altitudini.it a raccontare “qualcosa che ha che fare con l’errore, con la rivendicazione della libertà al livello più alto, la libertà di sbagliare”, non abbiamo avuto dubbi su quale storia proporre: l’esplosiva occupazione della miniera di San Giovanni a Iglesias.

“Eravamo circondati, da non so quante forze di polizia, ma proprio circondati e temevamo che tentassero di farci venire fuori a forza, ancora oggi posso dire in tutta tranquillità che non ci sarebbero riusciti.”

A cura di Tratti Documentari
Voci e memorie di Manlio Massole e Silvestro Papinuto
Musica: Difondo

Il tema del concorso “Liberi di sbagliare” è tratto dal celebre racconto “Ferro” di Primo Levi in cui l’autore descrive l’esperienza vissuta in montagna con Sandro Delmastro come “la carne dell’orso”.

– E per scendere?
– Per scendere vedremo, – rispose; ed aggiunse misteriosamente: – Il peggio che ci possa capitare è di assaggiare la carne dell’orso -. Bene, la gustammo, la carne dell’orso, nel corso di quella notte, che trovammo lunga.
Scendemmo in due ore, malamente aiutati dalla corda, che era gelata: era diventato un maligno groviglio rigido che si agganciava a tutti gli spuntoni, e suonava sulla roccia come un cavo da teleferica. Alle sette eravamo in riva a un laghetto ghiacciato, ed era buio. Mangiammo il poco che ci avanzava, costruimmo un futile muretto a secco dalla parte del vento e ci mettemmo a dormire per terra, serrati l’uno contro l’altro. Era come se anche il tempo si fosse congelato; ci alzavamo ogni tanto in piedi per riattivare la circolazione, ed era sempre la stessa ora: il vento soffiava sempre, c’era sempre uno spettro di luna, sempre allo stesso punto del cielo, e davanti alla luna una cavalcata fantastica di nuvole stracciate, sempre uguale. […] Ma tornammo a valle coi nostri mezzi, e al locandiere, che ci chiedeva ridacchiando come ce la eravamo passata, e intanto sogguardava i nostri visi stralunati, rispondemmo sfrontatamente che avevamo fatto un’ottima gita, pagammo il conto e ce ne andammo con dignità.
Era questa, la carne dell’orso: ed ora, che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poiché, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino.

Questa storia partecipa al Blogger Contest.2017

Achille e la tartaruga

Viaggio attraverso il paesaggio sonoro di una compagnia teatrale in prova: la parola, la gestualità, la musica, la danza, la vocalità, il suono di un’idea che si fa corpo.

“Caro Gianluca, sto lavorando molto perché questa drammaturgia è veramente multistrato. Mette in moto l’analisi delle fonti, il pensiero sul teatro, le emozioni personali, ma in più le scaraventa in uno scenario kafkiano, praghese, magico, arcano che è una mappa spirituale, storica e da me conosciuta… Quindi faccio sogni assurdi e premonitori, vedo ombre… Insomma è molto intenso. Il laboratorio è stato davvero buono. Il cast è fatto ed è bello. Immagino di iniziare le prove il 20 febbraio.” Roberta Nicolai

Crediti Audio Documentario
regia, registrazioni, montaggio, mix: Gianluca Stazi
con Michele Baronio, Andrea Grassi, Roberta Nicolai, Rosa Palasciano, Valerio Peroni, Enea Tomei, Arianna Veronesi
consulenza artistica: Grazia Vinci
produzione: Tratti Documentari

Durata
28′

Il contesto
Le registrazioni sono state effettuate durante lo studio, il laboratorio e le prove dello spettacolo teatrale Nudità di Roberta Nicolai

Quattro in scena. Qualunque cosa accada ci si ama. Separarsi è impossibile. Bisognerebbe riuscire a guardarsi nello specchio e vedere soltanto se stesso. Ma questo non accade mai. Padre, madre, figlio, figlia, un unico organismo complesso fatto di un archivio che si è costruito nel tempo di due generazioni e che si compone di gesti, memoria, abitudini, lessico, tratti somatici e sentimenti. Ognuno è figlio e padre, figlia e madre. Le immagini un album di famiglia. I confini individuali sono continuamente in costruzione e il tempo ha un andamento non lineare. È sempre troppo tardi o troppo presto.
Nella casa un solo evento. Il figlio si ammala. Poi muore. Quando uno dei componenti di una famiglia si ammala, la famiglia si ammala e per continuare a vivere si trasforma, si adatta, si cura, ricorda e combatte. Ma che significa salvare? Perché non c’è nulla, nella creazione, che non sia destinato a perdersi … lo scialo quotidiano dei piccoli gesti, delle sensazioni minute, di ciò che attraversa la mente in un lampo, le trite parole sprecate eccede di gran lunga la pietà della memoria e l’archivio della redenzione. (G. Agamben, Nudità)
La famiglia è un linguaggio, una partitura fisica governata interamente da metafore. Questo è il testo. A tratti coincide con le parole ma quasi sempre scorre silenzioso nei gesti. Il testo è lo stesso per tutti ma il processo, la vita, è individuale, diversa in ognuno. I gesti si ripetono. Poi rimpiccioliscono. Nel gesto piccolo il contatto di ognuno con il proprio corpo si fa profondo, discende in verticale nel tempo. E quel punto è così sensibile che lì ognuno non è più solo se stesso, è anche suo padre e sua madre e suoi fratelli. È archivio vivente. Lì c’è una possibile salvezza e allo stesso tempo la percezione di sé come l’insalvabile, come pura corporeità, denudamento della pura funzionalità del corpo. La Metamorfosi di Kafka è il luogo narrativo della scena, la materia in cui le due sunan di Dio, la creazione e la redenzione, denunciano il loro scollegamento e l’impossibilità della salvezza disattiva la creazione. Di fronte a tale spettacolo l’angelo Iblis, che ha occhi soltanto per la creazione, non può che piangere l’inutile spreco. È una soglia, un punto esatto, del Trittico e di ogni corpo. Banalmente si potrebbe chiamarlo cuore.

Achille e la tartaruga DOC

Premio AudioDoc, edizione 2014

BANNER LOGHI

Premio AudioDoc, edizione 2014
fare, ascoltare, scoprire lʼaudio documentario

“Per l’originalità della struttura narrativa, intenta a fornire elementi di riflessione che portano al coinvolgimento emotivo.
Per l’autoironia con cui racconta un problema attuale.
Attraverso la sua esperienza umana e professionale, l’autore mette in atto il tentativo ambizioso di analizzare le ferite di un intero paese (proiettate nella tragedia del Vajont), indicando una possibile strada nel recupero del rapporto tra il singolo e la collettività.”

Con questa motivazione la Giuria popolare ha assegnato il Premio Audiodoc 2014 a:

A questo punto: viaggio in un possibile Nord-Est prossimo venturo
di Jonathan Zenti.

Si conclude così la prima edizione del Premio AudioDoc, il concorso di audio documentari che si è svolto dal 27 maggio al 1 giugno scorsi al Nuovo Cinema Aquila a Roma nell’ambito di Contest, il documentario in sala.

Organizzato dall’associazione di audio documentaristi indipendenti Audiodoc e da Tratti Documentari, il Premio intende favorire una più ampia cultura dell’ascolto legata alla rappresentazione della realtà in tutte le sue forme.

GruppoPremioAudioDoc2014

Lucca Film Festival

AUDIODOCUMENTARI IN CITTA’

Dal 23 al 27 settembre 2013, all’interno del Lucca Film Festival, gli audiodocumentari arrivano a Lucca con la prima edizione della rassegna Audiodocumentari in città che, rivolta alla cittadinanza e alle scuole, proporrà due workshop gratuiti, quattro ascolti e altrettante tavole rotonde incentrate sui temi dei lavori ascoltati: il gioco d’azzardo, il rapporto fra industria e ambiente, il carcere, l’assistenza famigliare.

Ideato e organizzato da Officine Abaco e QZR.
In collaborazione con il Lucca Film Festival.

AUDIODOCUMENTARI:

La tromba d’oro
di Angelo van Schaik
Regia di Angelo van Schaik
Prodotto da VPro

Italia-Romania: in viaggio con le badanti
di Flavia Piccinni
Regia di Daria Corrias
Prodotto da Flavia Piccinni

Ilva, c’era una rivolta
di Ornella Bellucci e Gianluca Stazi
Regia di Ornella Bellucci
Prodotto da Tratti Documentari

Fuga dalla vittoria
di Jonathan Zenti
Regia di Jonathan Zenti
Prodotto da Jonathan Zenti

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SEGNALIAMO:

24 settembre 2013
Ilva, c’era una rivolta
Biblioteca civica Agorà, Auditorium
ore 11:30

Ascolto dell’audiodocumentario e tavola rotonda.
Partecipanti:
Ornella Bellucci – giornalista, autrice dell’audio documentario
Alda Fratello – assessora alla Cultura del Comune di Lucca
Gianluca Testa – giornalista

24 settembre 2013
Ilva, c’era una rivolta
Biblioteca civica Agorà, Auditorium
ore 18:30

Ascolto dell’audiodocumentario e a seguire incontro con Ornella Bellucci, autrice dell’audiodocumentario.
Partecipanti:
Ornella Bellucci – autrice dell’audiodocumentario
Nicola Borrelli – presidente Lucca Film Festival

LINK:
NEWS: Ilva, c’era una rivolta
PROGETTO: Racconti Invisibili

Officine Abaco
Lucca Film Festival

Roma, Casa del Cinema

Ascolto dell’audio documentario “Ilva, c’era una rivolta“ alla Casa del Cinema di Roma

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Martedi, 17 settembre 2013

ore 16:30
Assemblea pubblica per un laboratorio permanente Rai di produzione e formazione di cinema documentario e audio documentario.

dalle ore 19:00
I vivi e i morti di Goro, di Sergio Zavoli (1961)
Ritorno a Srebrenica, di Santo Della Volpe (2012)
Zona Pericolosa, di Citto Maselli (1959)
Estatti da Mare nostrum (2003) e Schiavi (2013) di Stefano Mencherini
Ilva, c’era una rivolta di Ornella Bellucci (2013)
E’ stato morto un ragazzo di Filippo Vendemmiati (2010)
I giorni della rabbia di Amedeo Ricucci (2009)
Terre in moto di Michele Citoni, Angela Landini, Ettore Siniscalchi (2006)
I paesaggi del sale di Lucio Gaudino (1995)

Link:
TRAILER: Ilva, c’era una rivolta
NEWS: Ilva, c’era una rivolta
PROGETTO: Racconti Invisibili

Casa del cinema

Kater I Rades

un audio documentario di Ornella Bellucci


con: Xhiko Mukaj, Ermal Rapushi, Lisa Çala, Piero Pugliese, Alessandro Leogrande

montaggio e mix: Gianluca Stazi

produzione: Tratti Documentari

traduzioni: Irida Çami e Coralie Bidault

Durata: 22′

La sera del Venerdì santo del 1997, una piccola imbarcazione albanese stracarica di profughi, la Kater I Rades, viene speronata da una corvetta della Marina militare italiana al largo delle coste pugliesi. È uno dei più gravi naufragi della storia recente del Mediterraneo: muoiono 81 persone, in gran parte donne e bambini. Molti corpi non verranno mai recuperati, i sopravvissuti sono solo 34.
Il naufragio della Kater I Rades, avvenuto in quel lembo di mare che separa l’Italia dall’Albania, mentre nel piccolo paese balcanico infuriava una sanguinosa guerra civile, segna uno spartiacque nella percezione dei viaggi dei migranti. Per la prima volta, l’applicazione delle politiche di respingimento in alto mare provoca un immane disastro. Un disastro politico, non naturale.
Un lungo processo ha provato a ristabilire la verità, cosa sia effettivamente accaduto la sera del 28 marzo del 1997. Tra mille ombre e depistaggi, un briciolo di verità è stato ristabilito. È stato condannato il comandante della corvetta italiana, è stato stabilita la dinamica dell’impatto (in seguito a un lungo, estenuante inseguimento della carretta del mare da parte di una nave molto più grande), almeno in parte è stato smontato il muro di gomma eretto dai militari. Tuttavia è stato impossibile stabilire la responsabilità (pure evidente) degli alti vertici della Marina che hanno impartito gli ordini di harassment, cioè di “disturbo intenzionale” della navigazione di una imbarcazione di civili che scappavano da un conflitto. Non è stato possibile farlo, perché molte prove sono letteralmente “scomparse”.
Di fronte a questa triste vicenda in cui scompaiono dei corpi, e allo stesso tempo la verità circa la loro morte, l’unica operazione dignitosa è quella di provare a ricostruire come sono andate le cose. Non solo: è importante ricostruire la vita delle persone che erano sulla Kater i Rades. Le voci dei sopravvissuti, il dolore dei parenti, le storie minute di chi fuggiva, i loro sogni, i loro desideri, la loro percezione dell’Italia, del rumore del mare, degli ordini della Marina militare.
Da allora sia l’Albania che l’Italia sono molto mutate. I viaggi dei migranti seguono la rotta Nord Africa-Lampedusa. Non più quella che dall’Albania va verso Otranto e il Salento. Benché l’immigrazione sia tuttora l’evento sociale più importante della nostra contemporaneità, una spessa patina di oblio ricopre ciò che accaduto negli anni novanta, quando tutto cioè ha avuto origine in forme più massicce rispetto ai decenni precedenti.
Per questo, ricordare un evento del genere, farlo rivivere ora, a tanti anni di distanza, vuol dire far irrompere quel passato nel nostro presente per meglio comprendere entrambi. Allo stesso tempo raccontare le storie delle vittime, vuol dire ricostruire la loro dimensione umana, vittima – al di là del naufragio – di una intensa opera di disumanizzazione, che incomincia proprio con il negare la complessità delle loro esistenze, riducendole a meri numeri all’interno dei flussi migratori.

Alessandro Leogrande

Kater I Rades

L’audio documentario “Kater I Rades” è stato presentato in anteprima al festival Teatri di Vetro 7
ed è liberamente tratto dal reportage “Kater I Rades, il naufragio che nessuno ricorda” di Ornella Bellucci, trasmesso da Rai Radio3 dal 26 al 30 marzo 2012.

I testi relativi alle comunicazioni intercorse tra i comandi di terra e le navi impiegate nel Canale d’Otranto il 28 marzo 1997
sono tratti da Il naufragio. Morte nel Mediterraneo” di Alessandro Leogrande (Feltrinelli 2011),
Premio Ryszard Kapuściński, Premio Paolo Volponi e Premio Marincovich.

Gli inserti processuali sono attinti dall’archivio sonoro di Radio Radicale.

Dans la soirée du Vendredi Saint 1997, une petite embarcation albanaise remplie de refugiés, le Kater I Rades, est éperonnée par une corvette de la Marine militaire italienne au large des côtes des Pouilles. C’est l’un des naufrages les plus graves de l’histoire récente de la Méditerranée : 81 personnes meurent, en grande partie des femmes et des enfants. Beaucoup de corps ne seront jamais retrouvés, il n’y a que 34 survivants.
Le naufrage du Kater I Rades, qui s’est produit dans cette langue de mer s’éparant l’Italie de l’Albanie, alors qu’une guerre civile sanglante sévissait dans le petit pays balkanique, marque un tournant dans la perception des voyages des migrants. Pour la première fois, l’application des politiques de refoulement en haute mer provoque une effroyable catastrophe. Une catastrophe politique, pas naturelle.
Un long procès a essayé de rétablir la vérité, sur ce qui s’est effectivement passé la soirée du 28 mars 1997. Entre zones d’ombre et manipulations, un brin de vérité a été rétabli. Le commandant de la corvette italienne a été condamné, la dynamique de la collision (à la suite d’une longue et exténuante poursuite du vieux rafiot par un navire beaucoup plus grand), le mur d’indifférence érigé par les militaires a été, au moins en partie, démantelé. Toutefois, il a été impossible d’établir la responsabilité (quoiqu’évidente) des hautes sphères de la Marine qui ont donné les ordres d’harassment, à savoir de “gêne intentionnelle” de la navigation d’une embarcation de civils fuyant un conflit. Il n’a pas été possible de le faire parce que de nombreuses preuves ont littéralement “disparu”.
Face à cette triste affaire, où des corps disparaissent, en même temps que la vérité concernant leur mort, la seule attitude convenable est d’essayer de reconstruire comment les choses se sont produites. Non seulement cela, mais il est également important de reconstruire la vie des gens qui étaient sur le Kater I Rades. Les voix des survivants, la douleur des proches, les histoires détaillées de ceux qui fuyaient, leurs rêves, leurs désirs, leur perception de l’Italie, le bruit de la mer, des ordres de la Marine militaire.
Depuis lors, l’Albanie comme l’Italie ont beaucoup changé. Les voyages des migrants empruntent la route Nord Afrique-Lampedusa et, non plus celle qui, de l’Albanie va vers Otrante et le Salento. Bien que l’immigration soit aujourd’hui encore l’évènement social le plus important de notre contemporanéité, une épaisse patine d’oubli recouvre ce qui s’est produit dans les années quatre-vingt-dix, alors que tout ceci avait lieu de façon plus massive que lors des décennies précédentes.
C’est pourquoi, se rappeler un tel évènement, le faire revivre maintenant, après tant d’années, signifie faire rejaillir ce passé dans notre présent pour mieux comprendre l’un et l’autre. Raconter les histoires des victimes, signifie également, reconstruire leur dimension humaine, victime –par-delà le naufrage– d’une importante œuvre de deshumanisation, qui commence justement par la négation de la complexité de leur existence, en les réduisant à de simples numéros à l’intérieur des flux migratoires.

réalisation: Ornella Bellucci
montage et mixage son: Gianluca Stazi
production: Tratti Documentari

Documentaire – 2013 – Italy – 22’

Kater I Rades: Script


Link:
NEWS: Kater I Rades
PROGETTO: Racconti Invisibili

Ilva, c’era una rivolta

un audio documentario di Ornella Bellucci

scrittura: Ornella Bellucci e Gianluca Stazi

montaggio e mix: Gianluca Stazi

produzione: Tratti Documentari

Durata: 18′

Ho cominciato a occuparmi dell’Ilva di Taranto nel ’97, a due anni dalla privatizzazione dello stabilimento, svenduto dall’IRI al gruppo Riva dopo oltre vent’anni di gestione pubblica.
La fabbrica di Stato era un’altra cosa: le assunzioni erano a tempo indeterminato, i lavoratori venivano addestrati alla sicurezza, il sindacato era presente. Gli infortuni, i morti sono stati meno, molti meno, di quelli prodotti fin qui dalla gestione Riva. Le malattie professionali, che allora hanno cominciato a insidiare i lavoratori, sono emerse dopo.
Oggi a Taranto il lavoro si concentra ancora nel siderurgico. Vi sono impiegati gli allora giovani che hanno dato il cambio ai padri, incontrando un destino più amaro: contrattuale e di sopravvivenza, all’interno e all’esterno dello stabilimento. Lavoratori tenuti sotto scacco con contratti capestro, mai formati alla sicurezza, riluttanti a contatti con le organizzazioni sindacali (tranne quelle filo-padronali, dall’era Riva maggioritarie in fabbrica). Anni duri, in cui il sindacato – la Fiom Cgil in particolare – è stato presente più di oggi alle loro istanze. E alle prime “storture”, anche certo ambientalismo ha preso a muoversi. Queste parti sociali, negli anni, non hanno coagulato proposte d’insieme: il binomio lavoro-ambiente è difficile da difendere. Anche se il lavoro è precario, invalidante, mortale. E l’ambiente avvelenato, violentato dai costi di quel lavoro. Che però frutta, e molto, alla proprietà. Il gruppo Riva è tra i maggiori produttori dell’acciaio mondiale, ha stabilimenti in tutto il globo. Dal solo sito tarantino – oltre 12 mila dipendenti, e circa 3mila nell’indotto – cava il 70 per cento della produzione: dieci milioni di tonnellate d’acciaio l’anno, più o meno. È tra i maggiori stabilimenti siderurgici europei, oggi sotto accusa per, semplificando, “disastro ambientale”. L’aumento di patologie correlate all’inquinamento prodotto dall’Ilva a Taranto e provincia è vertiginoso, ben oltre la media nazionale. E non risparmia bambini e nascituri.
Era il 2 agosto scorso, a giorni dal sequestro senza facoltà d’uso dell’area a caldo dell’Ilva, quando Taranto – quella Taranto fin lì senza collante, invisibile – è scesa in piazza. C’era stata, sì, la chiamata dei sindacati. E anche gli ambientalisti avevano fatto la loro parte. Ma molte sono state le adesioni personali o poco di più, a quel moto improvviso – di storie, di rabbia – che chiedeva, consapevolmente, la stessa cittadinanza per diritti del lavoro e dell’ambiente. Un moto che, fuori dalla chiamata degli organizzatori e lontano da sigle, si è trovato incanalato nei due cortei – uno per i dipendenti Ilva, l’altro per i lavoratori dell’indotto – sciolti in piazza della Vittoria. Lì i segretari sindacali avrebbero dovuto tenere il comizio, aperto a politici e ambientalisti.

Ornella Bellucci

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“Ilva, c’era una rivolta” è stato presentato in anteprima al festival Teatri di Vetro 7 ed è liberamente tratto dal reportage “Ilva, tra lavoro e ambiente” di Ornella Bellucci, trasmesso da Rai Radio3 dal 15 al 19 ottobre 2012.

Ascolti collettivi:
Roma – Teatri di vetro 7 – 26 aprile 2013
Bellaria – Bellaria Film Festival – 1 giugno 2013
Venezia – Goletta verde – 22 maggio 2013
Roma – Isola del cinema – 4 agosto 2013

Link:
NEWS: Ilva, c’era una rivolta
PROGETTO: Racconti Invisibili