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Ilva, c’era una rivolta

un audio documentario di Ornella Bellucci

scrittura: Ornella Bellucci e Gianluca Stazi
montaggio e mix: Gianluca Stazi
produzione: Tratti Documentari

Durata: 18′

 

Ho cominciato a occuparmi dell’Ilva di Taranto nel ’97, a due anni dalla privatizzazione dello stabilimento, svenduto dall’IRI al gruppo Riva dopo oltre vent’anni di gestione pubblica.
La fabbrica di Stato era un’altra cosa: le assunzioni erano a tempo indeterminato, i lavoratori venivano addestrati alla sicurezza, il sindacato era presente. Gli infortuni, i morti sono stati meno, molti meno, di quelli prodotti fin qui dalla gestione Riva. Le malattie professionali, che allora hanno cominciato a insidiare i lavoratori, sono emerse dopo.
Oggi a Taranto il lavoro si concentra ancora nel siderurgico. Vi sono impiegati gli allora giovani che hanno dato il cambio ai padri, incontrando un destino più amaro: contrattuale e di sopravvivenza, all’interno e all’esterno dello stabilimento. Lavoratori tenuti sotto scacco con contratti capestro, mai formati alla sicurezza, riluttanti a contatti con le organizzazioni sindacali (tranne quelle filo-padronali, dall’era Riva maggioritarie in fabbrica). Anni duri, in cui il sindacato – la Fiom Cgil in particolare – è stato presente più di oggi alle loro istanze. E alle prime “storture”, anche certo ambientalismo ha preso a muoversi. Queste parti sociali, negli anni, non hanno coagulato proposte d’insieme: il binomio lavoro-ambiente è difficile da difendere. Anche se il lavoro è precario, invalidante, mortale. E l’ambiente avvelenato, violentato dai costi di quel lavoro. Che però frutta, e molto, alla proprietà. Il gruppo Riva è tra i maggiori produttori dell’acciaio mondiale, ha stabilimenti in tutto il globo. Dal solo sito tarantino – oltre 12 mila dipendenti, e circa 3mila nell’indotto – cava il 70 per cento della produzione: dieci milioni di tonnellate d’acciaio l’anno, più o meno. È tra i maggiori stabilimenti siderurgici europei, oggi sotto accusa per, semplificando, “disastro ambientale”. L’aumento di patologie correlate all’inquinamento prodotto dall’Ilva a Taranto e provincia è vertiginoso, ben oltre la media nazionale. E non risparmia bambini e nascituri.
Era il 2 agosto scorso, a giorni dal sequestro senza facoltà d’uso dell’area a caldo dell’Ilva, quando Taranto – quella Taranto fin lì senza collante, invisibile – è scesa in piazza. C’era stata, sì, la chiamata dei sindacati. E anche gli ambientalisti avevano fatto la loro parte. Ma molte sono state le adesioni personali o poco di più, a quel moto improvviso – di storie, di rabbia – che chiedeva, consapevolmente, la stessa cittadinanza per diritti del lavoro e dell’ambiente. Un moto che, fuori dalla chiamata degli organizzatori e lontano da sigle, si è trovato incanalato nei due cortei – uno per i dipendenti Ilva, l’altro per i lavoratori dell’indotto – sciolti in piazza della Vittoria. Lì i segretari sindacali avrebbero dovuto tenere il comizio, aperto a politici e ambientalisti.

Ornella Bellucci

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“Ilva, c’era una rivolta” è stato presentato in anteprima al festival Teatri di Vetro 7 ed è liberamente tratto dal reportage “Ilva, tra lavoro e ambiente” di Ornella Bellucci, trasmesso da Rai Radio3 dal 15 al 19 ottobre 2012.

Ascolti collettivi:
Roma – Teatri di vetro 7 – 26 aprile 2013
Bellaria – Bellaria Film Festival – 1 giugno 2013
Venezia – Goletta verde – 22 maggio 2013
Roma – Isola del cinema – 4 agosto 2013

Link:
NEWS: Ilva, c’era una rivolta
PROGETTO: Racconti Invisibili

Isola del cinema, Roma

Ilva, c’era una rivolta“ all’isola del Cinema di Roma
Domenica 4 agosto, ore 23:20

Ornella Bellucci presenterà l’audio documentario all’interno di una quattro giorni dedicata al cinema documentario per sostenere il progetto LaboreRai: laboratorio permanente Rai di produzione e formazione di cinema documentario e audio documentario.

Link:
TRAILER: Ilva, c’era una rivolta
NEWS: Ilva, c’era una rivolta
PROGETTO: Racconti Invisibili

Il buco nel mare

Buonasera mi chiamo Nicola Franco, sono di Taranto. Ho qualcosa da dirvi, in merito a quel problema che è su tutte le bocche degli uomini al momento, quello che si dice in giro, e che è la mancanza di lavoro, la disoccupazione, l’inquinamento e chi più ne ha più ne metta. Anzi a dirla con parole mie, a tutti quanti, tutti quanti: vi stanno portando alla miseria… alla povertà estrema. Tutta la colpa è ’a nostra, cioè ’a nostra… ’A vostra, ’a vostra, perché io non voto, questo è il fatto, io non voto. Lo sai perché non voto? Io sono un pericolo pubblico.

Tratti Documentari è lieta di pubblicare “Il buco nel mare”
audio documentario di Ornella Bellucci,
rielaborato per la sezione “Racconti Invisibili” del Festival Teatri di Vetro (tdv7)

Crediti
con: Nicola Franco e Patrizia Fedele
regia: Ornella Bellucci
montaggio e mix: Gianluca Stazi
musica: Andreas Bennetzen
produzione: Tratti Documentari

Il brano “Half Jazz” è composto da Andreas Bennetzen ed eseguito da Andy Benz.

La fotografia “Alba a Mar Piccolo” è di Sabatino Di Giuliano (Taranto).

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Contestualmente “Lo straniero“, rivista di arte, cultura, scienza e società diretta da Goffredo Fofi,
ospita, nella neonata sezione racconti, l’elaborazione in parola scritta de “Il buco nel mare”

Il testo pubblicato integra due versioni del lavoro, una apparsa sul sito Audiodoc, associazione di audio documentaristi,
l’altra presentata al Festival Teatri di Vetro 7.
Segno che è possibile per una scrittura audio attraversare più linguaggi, restando quel che è, ma anche scoprendosi altro da sé.

Salve mi chiamo Nicola Franco, sono di Taranto. Ho da dirvi una cosa che a tutti quanti credo piacerà: sono un inventore. Vabbè, si dirà, tutti quanti sono inventori, ci sono quelli che fanno le invenzioni, ma io mi sono inventato un’altra cosa rispetto agli altri. Sapete che mi sono inventato? Il buco nel mare. Cosa sarebbe il buco nel mare? Sarebbe un discorso quantomeno da essere ricoverati se lo sentiamo come avviene sto’ fatto qua. Perché è come… Senti, un attimo, ferma.

Io c’avrei da dire un sacco di cose effettivamente diciamo quantomeno da scrostare le coscienze della gente, visto che parlo di un argomento abbastanza serio. La fame. Credo che sia serio, fino a prova contraria.

Mi chiamo Nicola Franco e mi presento a voi in maniera quantomeno, come dire…
La moglie: Aspe’, abbiamo capito.
Aspetta, no, ce l’avevo scritto.
La moglie: Ah, pure?
Eh, sì. Perché non è facile.
Voglio presentarmi a voi in maniera quanto mai insolita, ciò è dovuto al fatto che quello che ho da dirvi vi sembrerà strano, e susciterà uno stupore, quantomeno incredulo, ma posso assicurarvi che è tutto vero e palpabile. Ciò è tutto vero comunque. L’oggetto del nostro campo è il mare. È risaputo da tutti gli addetti ai lavori che in futuro il mare sarà la fonte da cui tra r re sempre maggior nutrimento, difatti i luminari della biologia marina da qualche anno hanno iniziato gli studi, non solo nel nostro paese ma anche all’estero, affinché si trovino soluzioni per economizzare tutto il processo che riguarda, oltre all’alimentazione, anche il modo di allevare i pesci.
Voglio diciamo…
La moglie: L’erba voglio non cresce da nessuna parte.
E infatti, io desidero…

Ti stai presentando. Ma tu chi sei? E perché io dovrei ascoltarti?

Alba_a_mar_piccoloWEB

Link:
teatri di vetro
lo straniero
gianluca stazi
andreas bennetzen
sabasan.com
audio doc

Cartolina dal BFF

Inizia oggi Radio Doc,
la sezione dedicata agli audio documentari del Bellaria Film Festival

Camminiamo sulla spiaggia per raggiungere la Biblioteca Comunale A. Panzini dove a breve inizieranno gli ascolti e non possiamo fare a meno di fermarci e registrare…

Bellaria-BFF

Buon Festival a tutti…

Ilva, c’era una rivolta_VENEZIA

Ascolto collettivo dell’audio documentario “Ilva, c’era una rivolta
a bordo di Goletta Verde Legambiente Venezia

Isola della Certosa, Venezia

mercoledì 22 maggio, ore 18:00

La serata sarà presentata dalle socie Audiodoc: Marzia Ciamponi e Elisabetta Ranieri.
L’autrice, Ornella Bellucci, interverrà telefonicamente al termine dell’ascolto. 


Link:
Audiodoc
Goletta Verde Legambiente Venezia

TRAILER: Ilva, c’era una rivolta
NEWS: Ilva, c’era una rivolta
PROGETTO: Racconti Invisibili

Questione di stili_Premio Giornalistico Sabrina Sganga 2013

Sabato 18 maggio a Firenze, durante Terra futura, c’è stata la proclamazione dei vincitori della prima edizione del Premio giornalistico Sabrina Sganga “Questione di stili”:

Menzione Speciale a Gianluca Stazi
per l’opera “Abruxia

Per la cura e la qualità redazionale ed editoriale che rendono il lavoro documentario fortemente evocativo e di grande impatto. Le battaglie sindacali dei minatori della SIM del gruppo ENI, sono ricordate nel viaggio attraverso le gallerie allagate e i resti dei villaggi minerari, in un racconto denso di emozioni e ben articolato che fanno dell’opera un lavoro di grande pregio.

Consegna la menzione Vera Sganga.

PremioSabrinaSgangaAbruxia

Menzione Speciale a Daria Corrias
Per l’opera “Madrid Rìo: un progetto di trasformazione urbana

per la scelta di documentare in modo dettagliato ed efficace una buona pratica urbanistica di una grande città nonché per aver allargato lo sguardo e gli orizzonti di riflessione in ambito europeo.

Consegna la menzione Ludovico Guarnieri

PremioSabrinaSgangaMadridRio

La giuria del premio Sabrina Sganga Questione di stili
ha ritenuto di attribuire il premio 2013 per la miglior trasmissione radiofonica
ad Andrea Tornago per l’opera “L’ex cava Piccinelli, una minaccia dimenticata

L’inchiesta giornalistica che racconta la storia della cava dismessa a Brescia contenente materiale radioattivo che potrebbe aver inquinato la falda acquifera della città.

locandina_premio_1

Presidente della giuria:
Francuccio Gesualdi,
Centro nuovo modello di sviluppo

Membri della giuria:
Massimo Cirri, Caterpillar, Radio2
Danilo De Biasio, Radio Popolare
Stefano Floris, insegnante, collaboratore di Sabrina Sganga a Controradio, socio fondatore coop. MAG Firenze
Ludovico Guarneri, scrittore, narratore della medicina olistica
Camilla Lattanzi, autrice radiofonica, collaboratrice di Sabrina Sganga a Controradio, attivista
Luigi Lombardi Vallauri, filosofo del diritto, esperto di diritti degli animali
Francesco Meneguzzo, scienziato, ricercatore del Cnr
Vera Sganga, naturopata
Angela Terzani, scrittrice
Sandro Veronesi, scrittore
Raffaele Palumbo, giornalista di Controradio

Link:
Le foto della cerimonia di premiazione “Questione di stili”
www.premiosabrinasganga.it
www.controradio.it
radio popolare network
www.terrafutura.it

31°Bellaria Film Festival – Radio Doc

Tratti Documentari sarà presente al 31° Bellaria Film Festival…
…dedicato al cinema documentario contemporaneo, prevede tre sezioni competitive:

“Italia Doc” dedicata a produzioni cinematografiche documentarie,
“Radio Doc” dedicata agli audio documentari,
“Cortoconiglio” concorso riservato ai cortometraggi.

I lavori in concorso per la sezione Radio Doc sono:

Africa Bianca di Barbara D’Amico e Fabio Lepore
El Kateb, lo scrivano di Marzia Ciamponi
Tra-mi-te (Between me and you) di Marta Romani
L’invenzione della moka di Matteo Severgnini
Di bianco c’è solo il telo di Elisabetta Ranieri
Ilva, c’era una rivolta di Ornella Bellucci e Gianluca Stazi
Michelangelo di Eleonora Brianzoli
Splendeur d’Italy di Catya Casasola
Welcome Mr. Bosone di Costanza Confessore con la redazione di Radio3scienza
Italia – Romania, in viaggio con le badanti di Flavia Piccinni
Run Out, le migrazioni del cricket di Jacopo De Bertoldi
Il tempo dei giusti di Diego Marras
CO DE ROS. Un Pater Noster e dieci Ave Marie di Chiara Trivelli
Fahre scuola di Benedetta Annibali, Giuseppe Caliceti, Carlo D’Amicis

IN BOCCA AL LUPO A TUTTI…ci vediamo a Bellaria!

Manifesto 70x100 loghi

31°BFF
Bellaria-Igea Marina
30 maggio – 2 giugno 2013

Link:
Bellaria Film Festival

Teatri di vetro che non hanno paura

Da Lesflaneurs.it
Teatri di vetro che non hanno paura
Il 28 aprile, la nostra quarta serata con Teatri di vetro è stata all’insegna della riflessione. Tra La Villetta e il Palladium abbiamo deciso di seguire prima l’audio documentario Ilva, c’era una rivolta di Ornella Bellucci e poi lo spettacolo Robe dell’altro mondo della compagnia Carrozzeria Orfeo.

Ornella Bellucci, giornalista d’inchiesta, l’avevamo conosciuta leggendone i reportage per il manifesto e ascoltando le sue inchieste radiofoniche su RadioArticolo1. Incontrarla in una stanza di una palazzina a Garbatella e scorgerne l’emozione nel raccontare quello che sta vivendo Taranto, sua città natale e oggetto di molti dei suoi reportage, è stato senza dubbio uno dei regali più belli di questo festival.

Un tavolo ovale ricoperto di fotografie e planimetrie dell’Ilva e una ventina di persone sedute intorno, ad ascoltare in tormentato silenzio le voci di Taranto, una delle più grandi e maltrattate città del nostro Paese. La piazza occupata il 2 agosto 2012 dopo il sequestro, dell’area a caldo dell’Ilva, da manifestanti, sindacati, lavoratori insieme è il teatro delle voci che ascoltiamo. Voci disperate, di chi teme di perdere il proprio lavoro, spesso unica fonte di sostentamento per l’intera famiglia. Voci distrutte, di chi sta perdendo un bambino per un tumore alle vie respiratorie. Voci ipocrite, di chi sostiene che le malattie da cui è afflitta la popolazione tarantina non siano minimamente legate allo stabilimento. E infine voci innocenti, quelle dei bambini che ripetono alcune delle frasi che sentono dire da quando sono nati «a Taranto si muore respirando» e «senza lavoro si muore di fame». Ecco cos’è la città oggi, un tutti contro tutti, uno scontro civile tra chi sta con l’ambiente e chi sta con il lavoro. Costretta a scegliere tra due diritti fondamentali per i cittadini. Ma il 2 agosto succede anche qualcosa di nuovo: per la prima volta, cittadini e lavoratori, insieme, prendono la parola per dire che ambiente e lavoro possono e devono convivere. Alcuni di loro, organizzati in comitato, conquistano il palco sindacale allestito nella centrale Piazza della Vittoria. Quella piazza quel giorno fa di Taranto la base di una nuova denuncia civile, consapevole e compatta.

Alla fine si parla, si cerca di capire, oltre che con l’autrice, anche con il giornalista Alessandro Leogrande e Gianluca Stazi, co-autore della serata, come si sia arrivati a una situazione così assurda e come invece altri Paesi, come la Germania, siano riusciti ad avere un sistema produttivo rispettoso delle normative ambientali e dunque molto meno nocivo per l’uomo.
(…)
Daniela Primerano, Lesflaneurs.it

stanzaRaccontiTDV7

Da pensieridicartapesta.it
TDV 7-W.I.P.: Ornella Bellucci, Racconti Invisibili – il buco nel mare
«Buonasera mi chiamo Nicola Franco e sono un inventore», questa è la frase che ripete costantemente Lino durante la registrazione. Inventore di che cosa? Del buco nel mare, ovvero un allevamento di pesci, da lui sperimentato presso il Mar Piccolo, grazie al quale, con i dovuti finanziamenti, riuscirebbe a sfamare e a dare lavoro a tantissime persone.

Si potrebbe affermare che Nicola Franco è un inventore di speranza. Speranza di salvare la sua bella città, Taranto, oramai distrutta dall’inquinamento, attraverso qualcosa di naturale e di salvare, contemporaneamente, il Mondo intero, oramai devastato dalla “giungla” umana.

Lino inizia il suo progetto quando esce dal carcere dopo aver scontato una pena per omicidio: vuole sdebitarsi con la società per avergli portato via qualcuno restituendogli la ricchezza infinita che il mare potrebbe offrire.

Una storia amara, fatta di speranze e sogni destinati a rimanere tali. Quella di Lino è una voce a cui è stata data autonomia in questo audiodocumentario che, durante l’ascolto, sembra ci catapulti al limite tra la realtà e la finzione. Il buco nel mare è un grido di aiuto non per se stesso, ma per il mondo intero, che si sviluppa attraverso uno sguardo/voce forse utopico nella sua possibilità di realizzazione, o forse, più semplicemente, ancora incantato.

Il solo sentire la voce dei personaggi, il non vederli, non ha influenzato minimamente sul fattore emozionale degli audiospettatori. Anzi, ha permesso di concentrarsi meglio sulla vicenda senza perdersi in futili particolari di cui spesso le immagini sono colme. L’ascolto mette in moto la fantasia permettendo la creazione, sotto forma di immagine mentale, della storia e dei suoi protagonisti: tutte le persone che hanno preso parte a questa esperienza avranno sviluppato nella loro mente un Lino sognatore in cui un po’ tutti ci identifichiamo.

Michela Iaquinto, pensieridicartapesta.it