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Il Sottosopra



In uno straordinario sforzo di autorappresentazione e guidati dall’amore per il loro mondo ora scomparso, i minatori della Sardegna tornano su Radio3 per offrirci un prezioso strumento per capire chi siamo oggi, leggendo il nostro passato recente, con il cuore in mano e nel profondo della Terra.

In onda dal 30 aprile al 4 maggio, alle 19:50 su Tre Soldi, Rai Radio3

Il Sottosopra
un progetto di Tratti Documentari

a cura di Gianluca Stazi e Giuseppe Casu

in collaborazione con i minatori del Sulcis Iglesiente

Meno 300

IL PRIMO GIORNO DI FRANCO

A Fluminimaggiore, sotto un grande murale che ricorda lo sciopero dei minatori del 1904, incontriamo Franco, ex minatore a Su Zurfuru;
sono le prime ore del pomeriggio, la sede del patronato è ancora chiusa al pubblico, ne approfittiamo per avere un posto tranquillo dove farci raccontare la sua esperienza.

“La mia scelta avvenne che ero poco più di un ragazzo,
avevo appena finito il servizio militare, quindi avevo 20 anni;
della miniera c’era ancora un concetto molto negativo in questo territorio
sia per le malattie che suscitava sia per gli infortuni che spesso succedevano;
io mi stavo preparando a emigrare in Germania, ma capitò che qualcuno mi chiese se volevo entrare in miniera che c’era la possibilità di essere assunti;
ci ho riflettuto un po’ perchè non volevo lasciare il paese.
Ricordo quando lo dissi in casa, mia madre invece di essere entusiasta mi disse subito un no secco:
“tu in miniera non vai a lavorare”;
disse perché il padre era morto giovane di silicosi, perché un fratello era morto schiacciato…
“tu in miniera non vai”…ma aveva capito che io avevo già scelto.
Il 26 maggio mi recai a San Giovanni in miniera, c’era un viavai di persone che erano tutte sporche di fango; io ero appoggiato alla mia vespa e rimasi un po’ sorpreso…dove sto andando?…
non sapevo cosa dovevo fare, poi arrivò un uomo, mi portò in una stanzetta e mi disse: “mettiti quegli stivali”
poi mi portò in un altro posto e mi diede una candela a carburo, me la montò:
“qui si mette il carburo, qui l’acqua…”
insomma mi insegnò a prepararla:
“da domani lo dovrai fare ogni giorno tu”.
Poi accese la candela e mi disse di seguirlo; siamo entrati in una galleria poco distante da lì , lui andava spedito, era abituato, io tentennavo un po’ e guardavo bene dove mettevo i piedi, finchè in una svolta vidi una luce e pensai che finalmente eravamo arrivati; invece era una gabbia, siamo entrati, spinse un pulsante e la gabbia iniziò a scendere; mi ero stretto forte a un pezzo di ferro, lui non parlava mai e io nemmeno.
quando siamo arrivati giù c’era uno scenario incredibile, difficile da raccontare, un posto grandissimo, luci, rumori assordanti, perforatrici, autopale, voci che arrivavano da lontano, una cosa inaspettata per me che non ero mai entrato in miniera.
Il sorvegliante entrò in uno stanzino che era lì sottoterra, posò qualcosa e mi disse di continuare a seguirlo, ci siamo inoltrati per qualche centinaio di metri in una galleria finchè arrivati vicino un minatore che perforava gli disse che dovevo imparare e se ne andò.
Rimasi solo con questa persona che inizialmente mi aveva un po’ spaventato, era tutta sporca e arrabbiata perchè stava andando male il lavoro:
“metti un piede qui che mi tieni il sostegno della perforatrice!”
finita la volata, ha chiuso l’acqua e mi ha detto una parola che non avevo mai sentito:
“vai di là e portami la manichetta!”
intuì che non avevo capito e andò a prenderla lui
“questa è la manichetta!”
poi siamo andati in una riservetta, abbiamo preso due casse di esplosivo e ha caricato da solo tutte le mine; il lavoro era finito.
Quando siamo usciti fuori mi ha chiesto cosa mi era sembrato, ma io cosa potevo dire, avevo paura e basta, era tutta la giornata che mi guardavo intorno e vedevo la montagna sopra, non sapevo neanche che eravamo stati a meno 300. L’indomani stessa storia, man mano che passavo i giorni odiavo sempre di più questo lavoro e avevo sempre paura e la paura mi è rimasta per tutti i 30 anni.
Scusate…”

LE PREMIER JOUR DE FRANCO

A Fluminimaggiore, sous une grande fresque murale qui rappelle la grève des mineurs de 1904, nous rencontrons Franco, un ancien mineur de Su Zurfuru ;
c’est le début d’après-midi, le siège du syndicat est encore fermé au public, nous profitons de cet endroit tranquille pour nous faire raconter son expérience.

J’ai fait mon choix lorsque j’étais un peu plus qu’un garçon,
je venais de terminer son service militaire, donc j’avais 20 ans;
la mine était encore une idée très négative dans cette région
à cause des maladies qu’elle provoquait et des accidents qui souvent se produisaient ;
je me préparais à émigrer en Allemagne, mais il est arrivé que quelqu’un m’a demandé si je voulais entrer dans la mine, il y avait une chance d’être embauché ;
j’y ai pensé un peu parce que je ne voulais pas quitter le village.
Je me souviens de quand je l’ai dit à la maison, ma mère au lieu d’être enthousiaste m’a immédiatement dit un non, sec :
“Toi, tu ne vas pas travailler dans la mine” ;
Elle le dit parce que son père était mort jeune, de silicose, un de ses frères était mort écrasé…
“tu ne vas pas travailler dans la mine”… mais elle avait compris que j’avais déjà fait mon choix.
Le 26 mai je me suis rendu à la mine de San Giovanni, il y avait plein de gens en mouvement, qui étaient tout couverts de boue ; moi, je m’appuyais sur ma Vespa et j’étais un peu surpris… “où est-ce qu eje vais aller ?…”
Je ne savais pas quoi faire, puis un homme est venu, m’a emmené dans une pièce et m’a dit : “met ces bottes”
puis m’a conduit à un autre endroit et m’a donné une lampe à carbure, il l’a chargé :
“Ici, tu mets le carbure, là tu mets l’eau …”
en un mot, m’a appris à la préparer :
“A partir de demain, c’est toi qui le fait, tous les jours”.
Puis il a allumé la lampe et m’a dit de le suivre, nous sommes entrés dans une galerie non loin de là, il marchait vite, il avait l’habitude, j’hésitais un peu, en regardant bien ma où je mettais les pieds, jusqu’à un virage, où j’ai vu une lumière et j’ai pensé que nous étions enfin arrivés ; mais c’était une cage, nous sommes entrés, il a poussé un bouton et la cage a commencé à descendre ; j’avais serré très fort un bout de fer, lui ne parlait jamais, et moi non plus.
Quand nous sommes arrivés en bas il y avait un décor incroyable, difficile à dire, un endroit énorme, des lumières, des bruits assourdissants, les perforatrices, les pelles mécaniques, des voix venant de loin, une chose inattendue pour moi qui n’avais jamais mis les pieds dans une mine.
Le surveillant est rentré dans une pièce, dans le sous sol, il a posé quelque chose et m’a dit de continuer de le suivre, nous avons parcouru quelques centaines de mètres dans un tunnel jusqu’à arriver à côté d’un mineur qui preçait un trou : il lui a dit que je devais apprendre et il est parti.
Je suis resté seul avec cette personne, qui m’avait d’abord un peu effrayé, il était tout sale et en colère parce que le travail se passait mal :
“mets un pied ici et tiens l’appui de la perforatrice !”
terminé la volée des mines, il a fermé l’eau et m’a dit un mot que je n’avais jamais entendu :
“va là-bas et apporte-moi la manichetta !”
il a pigé que je ne comprenais pas et il est parti la chercher lui-même
“ça c’est la manichetta !”
Puis nous sommes allés à une petite réserve, nous avons pris deux boîtes d’explosifs et il a chargé tout seul toutes les mines; le travail était terminé.
Quand nous sommes sortis, il m’a demandé ce que j’en pensais, mais qu’est-ce que je puvais lui dire ? j’avais peur, c’est tout, pendant toute la journée je me suis regardé autour, je voyais la montagne au-dessus, je ne savait même pas que nous étions à moins 300. Le lendemain, même histoire, au fur et à mesure que les jours passaient je détesté ce travail davantage, j’avais toujours peur et la peur est resté avec moi pendant tous les 30 ans.
Désolé… “

La montagna che non serve

Dopo il primo incontro a Su Zurfuru, sale l’eccitazione, un mondo sembra aprirsi. L’incontro con i primi ex-minatori ha trasformato la curiosità in necessità di comprendere; inoltre pensavamo che i superstiti fossero ormai pochi anziani, invece, a Fluminimaggiore ci rendiamo subito conto che i pensionati sono quasi tutti ex-minatori, e sono pure giovani: 55, 60 anni.
Vaghiamo da un uomo all’altro, da una storia all’altra, da un’esperienza all’altra. Ogni storia personale si lega a diverse miniere, ogni miniera custodisce un’infinità di storie personali. Per capire se è possibile fare un resoconto esaustivo, relativo almeno alle miniere principali, ci facciamo elencare giusto quelle più vicine a Fluminimaggiore: Su Zurfuru, Gutturu Pala, Candiazzus; e poi Arenas, Malacalzetta, S’Acqua Bona… di ognuna di esse resta qualcosa in superficie, ma soprattutto restano molti degli uomini che ci hanno lavorato e che si sono resi disponibili per condurci in questi luoghi: Sergio, Franco, tziu Nino Tiddia…
Hanno svolto un lavoro molto duro eppure sono fortemente legati ad esso; ci lasciamo coinvolgere dalla loro voglia di descrivere, raccontare e trasmettere.

Sergio, ad Arenas, raccoglie dallo sterrato davanti agli scavi una sfera d’acciaio, deformata come se fosse di gomma; spiega che è una delle sfere che stava all’interno dei monumentali mulini che dimorano nelle laverie, in cui la roccia estratta dalla montagna, subiva una serie di trattamenti per eliminare il materiale inerte e mantenere solo quello più ricco di minerale…
Il minerale! Ciò per cui esistono le miniere!

-Sergio, cosa sono quelle enormi zone dove non cresce neanche un filo d’erba?-

-Quello è lo STERILE, la montagna che non serve”-

Il marchio eterno della miniera che si estende dal paesaggio alla memoria.

LA MONTAGNE QUI N’EST PAS UTILE

Après la première rencontre à Su Zurfuru, l’excitation monte, un monde s’ouvre devant nous. La rencontre avec les premiers ex-mineurs a transformé la curiosité en besoin de comprendre ; en plus, nous pensions que les “survivants” n’étaient que quelques vieux, mais à Fluminimaggiore nous nous rendons compte que les retraités sont presque tous des ex-mineurs, et plutôt jeunes : 55, 60 ans.
Nous passons d’un homme à l’autre, d’une histoire à l’autre, d’une expérience à l’autre. Chaque histoire personnelle est liée à plusieurs mines, chaque mine garde une infinité d’histoires personnelles. Pour comprendre si on pourra jamais préparer un compte-rendu exhaustif, du moins par rapport aux mines les plus importantes, nous écoutons la liste de celles juste à côté de Fluiminimaggiore : Su Zurfuru, Gutturu Pala, Candiazzus ; et puis Arenas, Malacalzetta, S’acqua Bona… de chaqune d’entre elles reste des traces en surface, mais restant surtout les hommes qui y ont travaillé et qui ont bien voulu nous y emmener : Sergio, Franco, oncle Nino Tiddia…
Ils ont fait un travail très dur mais ils y sont fortement liés ; nous nous laissons transporter par leur envie de décrire, raconter et transmettre.

Sergio, à Arenas, ramasse par terre une sphère en acier, déformée comme du caoutchout ; il nous explique que c’est une des sphères qui se trouvaient à l’intérieur des gigantesques moulins qui demeurent dans les laveries, là où la roche, sortie de la montagne, subissait une série de traitements pous éliminer le matériel inutile et garder juste la partie riche en minerai…
Le minerai ! C’est pourquoi les mines existent…