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IsReal

Raccontare la realtà con il suono

Il radio documentario per la prima volta ospite a IsReal, Festival del Cinema del reale a Nuoro dal 7 al 12 Maggio.

Il suono di un canto, di un passo sicuro, di un vento gelido, di una voce nel cuore della montagna. La realtà si racconta anche ascoltandola o facendola ascoltare.
La quarta edizione del Festival Is Real offre per la prima volta uno spazio al linguaggio del radio documentario e al racconto orale della realtà.

Due gli appuntamenti all’interno della programmazione del festival:

Venerdì 10 maggio, alle ore 11:00, presso l’Auditorium del Museo Etnografico Sardo,
Daria Corrias, curatrice del programma di Rai Radio3 Tre Soldi, terrà un incontro dal titolo “Raccontare con il suono: breve storia del radio documentario in Italia”, per scoprire meglio di cosa parliamo quando parliamo di radio documentario.

Sabato 11 Maggio, alle ore 12:00, presso l’Auditorium Giovanni Lilliu,
ascolto in sala de “Il Sottosopra” di Gianluca Stazi e Giuseppe Casu in collaborazione con i minatori del Sulcis Iglesiente.
Il radio documentario, prodotto da Tratti Documentari e Rai Radio 3 ha vinto i prestigiosi premi internazionali Prix Italia e Prix Europa nel 2018, come miglior radio documentario dell’anno. L’ascolto in sala sarà in lingua originale con sottotitoli in inglese grazie alla collaborazione con Radio Atlas, piattaforma dedicata all’ascolto dei migliori documentari radiofonici internazionali.

Per info: daria.corrias@gmail.com e info@tratti.org

Comunicato: Isreal_RadioDoc

Esodo 126

Visto da una carrozza il mondo si muove con grazia, tra il dentro e il fuori non c’è un muro, c’è invece il tempo di fermarsi ad ascoltare. La carovana è un inesauribile gomitolo che svolge il suo filo per unire le isole umane di un arcipelago Mi piace pensare alla Sardegna come il laboratorio di un modo di vivere alternativo: vite da “resistenti”, con una predisposizione al moto continuo, alla migrazione. Quella dei sardi, in partenza e di ritorno, ma anche quella dei migranti che giungono ora in Sardegna dopo peripezie assurde e mortali. Voglio associare le storie di questi migranti a quelle di Carlos e Erwin fuggiti dal loro Cile, ma anche a quella di sardi andati via alla ricerca di lavoro e prospettive – come Anacleto, diventato legionario per non fare il minatore – e a volte tornati, magari nella generazione successiva. Il viaggio è il luogo naturale per gli incontri e per la riflessione scaturita da esperienze molto diverse tra loro. Nei paesaggi di un territorio sfruttato e abbandonato a se stesso, in contrasto con le atmosfere magiche che la natura riesce ancora a creare, l’isola porta con sé le tracce degli esodi che l’hanno attraversata. Anche del mio. Da quando ho lasciato la Sardegna, più di vent’anni fa, nella mia vita si alternano ciclicamente avvicinamenti prudenti e distacchi improvvisi dall’isola. La sua attrazione fatale sembra pari solo alla necessità di andarmene via. Ogni volta che torno la scopro un po’ più a fondo, sempre più a modo mio, con l’illusione di capire un giorno da dove vengo.

Giuseppe Casu

Una produzione Sitpuntocom, Tratti Documentari, Fabbrica del Cinema, Bottega Miller, ISRE.

Link:
www.esodo126.it
pagina fb esodo126
Carovana Balacaval

IsReal

Felici di essere stati ospiti della prima edizione di ISREAL Festival di cinema del reale
Nuoro 6-10 aprile 2016

Casu2

Il presagio del ragno

Un’idea, un’avventura, un pensiero, una fissazione, un’ossessione.
Nodi, barche, tonnarotti, sveglie molto, molto prima dell’alba.
Un capo assoluto, il Ràis. Una ciurma di 21 tonnarotti, un po’ uomini e un po’ pirati. Un lavoro da compiere.
Vento e sole, calma piatta e improvvise accelerazioni, fatiche e riposi.
Un lungo respiro, ascolto e profonda osservazione.

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Il presagio del ragno
regia Giuseppe Casu
montaggio Aline Hervé
suono Gianluca Stazi
fotografia Giuseppe Casu e Nanni Pintori
color correction Ercole Cosmi
musica Difondo e Iosonouncane
interpreti Il Ràis e i tonnarotti della Punta

una produzione Sitpuntocom e ISRE Istituto Etnografico della Sardegna
con il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission, Regione Autonoma della Sardegna, Fabbrica del Cinema – Carbonia, Celcam

produttore esecutivo Tratti Documentari

durata 65′
anno di produzione 2015

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Sinossi
Reti, zavorre, cavi e ancore. Sguardi, gesti, silenzi e risa. Attesa paziente e sforzo finale. Nel respiro di un tempo senza tempo…
Tra terra e mare un nucleo compatto di uomini configura la trama di un’avventura che perdura da sempre: la pesca del tonno rosso. Ultimi interpreti di una millenaria tradizione, radicalmente estranei alle dominanti procedure di cattura industriale di questa pregiata risorsa, dischiudono con i toni e i timbri del loro sapiente lavoro un intenso squarcio sulla relazione insidiosa tra locale e globale. Parlando la lingua trasparente di un’autentica sostenibilità a fronte del cieco avanzare di un disegno di sviluppo sempre più intollerabilmente iniquo.

La tonnara fissa
Un tempo la tonnara fissa era il principale sistema di
pesca del tonno rosso. La pesca in tonnara è stagionale: le operazioni, che durano in genere da febbraio a luglio, sono eseguite da un gruppo di uomini, i tonnarotti, guidati dal Ràis, capo assoluto e responsabile dell’andamento della stagione di pesca.
Evolutasi nel Mediterraneo a partire da più semplici sistemi di pesca, la tonnara è un’elaborata trappola (“isola”) fissata in mare aperto e collegata perpendicolarmente alla costa da una lunga rete (“coda”).
Tra maggio e giugno, i tonni rossi convergono verso il Golfo del Messico e il Mediterraneo, dove corrono lungo le acque tiepide delle coste per riprodursi. La “coda” intercetta una parte dei banchi e li convoglia verso l’”isola”: questa è la trappola vera e propria, una complessa costruzione di reti che formano una struttura rettangolare, divisa in grandi “camere” per catturare, controllare e dirigere i tonni verso la fase finale della pesca.
Al momento opportuno, il Ràis ordina il passaggio dei tonni da una camera alle successive, aprendo le reti mobili che le separano, le “porte”.
L’ultima è la camera della morte, l’unica dotata di una rete anche sul fondo. Sollevandola, i tonni vengono portati a galla e uccisi nella catarsi finale della pesca, la mattanza.
50 anni fa i sistemi di pesca industriale, basati sull’avvistamento col radar e la cattura dei banchi di tonni in alto mare, fanno la loro comparsa nel Mediterraneo e iniziano a depredare le ultime riserve mondiali di tonno rosso.

L’ICCAT è l’organizzazione intergovernativa nata negli anni ’60 dopo il collasso delle riserve di tonno rosso nelle coste del Brasile e nel Mare del Nord, per dar vita alla Convenzione Internazionale per la Conservazione del Tonno Rosso. L’ICCAT compila statistiche, analizza e pubblica i risultati sullo stato di salute della pesca del tonno rosso, pubblica le raccomandazioni scientifiche agli stati membri su come meglio gestire questa pesca.
Il problema che mina l’efficacia delle sue risoluzioni sta nella mancata affidabilità dei dati di cattura registrati da ogni stato membro, alla base di ogni considerazione scientifica conseguente. In primo luogo, in ragione della salute delle riserve mondiali di tonno rosso, l’ICCAT fissa annualmente la quantità mondiale massima tollerabile di cattura, assegnando a ogni paese membro la quantità totale ammissibile di cattura (TAC) a lui riservata. Ogni paese, sulla base delle proprie scelte politiche, suddivide il suo TAC tra i vari sistemi di pesca attivi, fino al dettaglio per ogni singolo operatore.
Nel 2015, il TAC riservato all’Italia è di 2.302,80 tonnellate e il governo italiano ha deciso di destinare al sistema tonnara fissa l’8,45% del TAC, contro 87,89% destinato ai sistemi di pesca industriale in alto mare: Palangaro e Circuizione. In Italia dunque le tonnare fisse ammesse a partecipare alla campagna di pesca 2015 sono tre: Isola Piana a Carloforte, Capo Altano e Porto Paglia a Portoscuso, Sardegna sud-occidentale. Nello stesso specchio d’acqua, tre tonnare per sole due ciurme, comandate dagli ultimi due ràis: Luigi ed Ettore, fratelli e figli d’arte.

tonn trapani

Note di regia
Tutto è partito dalla necessità di entrare in un mondo diverso dal mio, una dimensione diversa dalla mia, che procede con le sue regole e i suoi tempi. Avevo in mente le mattanze girate da Rossellini e da De Seta, pure icone. Mi chiedevo: cosa resta oggi delle tonnare? Mi ci sono tuffato dentro, senza difese, come un corpo estraneo, con un forte rischio di rigetto.
Sulla banchina, un portale dà su un grande piazzale lastricato di pietra vulcanica. Sull’angolo a sinistra brilla uno specchio appeso al muro, sopra un lavello oblungo, mi immagino pescatori barbuti che si rasano con la pipa in bocca… Da lì dietro esce un uomo dal fisico massiccio, occhiali da sole scuri, che avanza verso di me. E’ il rais, Luigi, mi offre una stretta di mano vigorosa e un sorriso sicuro di sé. Mi dice, con l’aria divertita: “Ma per caso sei animalista?”. Gli rispondo: “Diciamo piuttosto che sono… animale!”. Ride: “Noi siamo sempre qui, fino a luglio, vieni quando vuoi”.
In tonnara c’è solo il presente: il passato è rimosso, le tensioni verso il futuro abolite. Un mondo rude, sensazioni semplici e pungenti – caldo, spossatezza, pericolo, fame, paura – che mi ripuliscono. Alla fine resta il bianco e nero, regna la luce, i contrasti, i riflessi; l’inquadratura si fissa sui gesti del lavoro; le parole sono rare, quasi assenti. Un cinema primitivo, in qualche modo.
Nodi per cucire le reti tra loro, altri nodi per fissarle alla catena rugginosa destinata al fondo del mare. A terra, il suolo è cosparso di vecchie cime, maglie di catene, frammenti di cavi che si contorcono in vecchi nodi sfilacciati, souvenir delle passate stagioni in tonnara.
Nodi che misurano la velocità in mare, ma anche la velocità della vita in tonnara, rallentata dall’inerzia della natura, dal peso del presente che a volte rende le giornate interminabili.

Tonni
La mattanza di Rossellini e di De Seta non esiste più. I tonni catturati sono venduti vivi, trasferiti in una gabbia e trainati in acque lontane, nelle ranching farm, dove vengono ingrassati in cattività. Solo mesi dopo, saranno uccisi, congelati e spediti via aereo nell’est asiatico. Qui vengono battuti all’asta e consumati come cibo di lusso, a 10.000 kilometri di distanza da quelle popolazioni costiere dove sono stati catturati e di cui furono un tempo una fondamentale risorsa alimentare ed economica.

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Il presagio del ragno_PressBook

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