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Tag Archives: lotte operaie

Casa del Popolo

È bello tornare a Bosa;
è bello tornare alla Casa del Popolo con un film sotto braccio;
sarà bello guardarlo insieme.

Si chiama “L’amore e la follia” e racconta di miniere, di lotte, di uomini, di “noi”. “Bisogna parlarne per non dimenticare”, per poter guardare avanti a testa alta e scegliere con più consapevolezza. Semplicemente.

Proiezione del film “L’amore e la follia”,
domenica 24 febbraio alle ore 19,
Casa del Popolo, Bosa, via Cugia 14

Casa del Popolo_Bosa_w

Link: L’amore e la folliaCasa del Popolo di Bosa

VINCITORI BLOGGER CONTEST.2017

Il tema dell’edizione 2017 del Blogger Contest è stato “Liberi di sbagliare”.
Una storia da leggere o da ascoltare per raccontare che cos’è quella che Primo Levi, nel celebre racconto “Ferro”, descrisse come “la carne dell’orso”. Qualcosa che ha che fare con l’errore, con la rivendicazione della libertà al livello più alto, la libertà di sbagliare.

Con l’Associazione Tratti Documentari non abbiamo avuto dubbi su quale storia proporre: l’esplosiva occupazione della miniera di San Giovanni a Iglesias.

A cura di Gianluca Stazi per Tratti Documentari
Voci e memorie di Manlio Massole e Silvestro Papinuto
Musica: Difondo

è andata bene…

VINCITORI E PREMIATI DEL BLOGGER CONTEST.2017

1 posto / Gianluca Stazi – Tratti Documentari / LA VOLTA ARMATA

L’audiostoria di Gianluca Stazi si caratterizza per un’elevata qualità compositiva, originalità e raffinatezza registica. È accompagnata da fotografie di buona qualità che hanno un’importante coerenza narrativa e valore documentale. Inoltre il sito di riferimento (tratti.org) dell’autore propone in modo chiaro numerosi contenuti di diverso tipo e formato ed è aggiornato regolarmente. Per quanto riguarda le caratteristiche specifiche dell’audiostoria: “La volta armata” presenta un intreccio del racconto in cui il dialogo tra interviste, materiale di repertorio, suoni d’ambiente e musica è realizzato con grande maestria ed equilibrio, senza stonature. L’utilizzo, nella composizione narrativa, di voci registrate (interviste) come asse portante del racconto rispetta l’idea di una grammatica sonora di fondo in cui gli elementi diversi si uniscono in modo armonioso e non forzato. La qualità estetica rispetta inoltre la linea narrativa e la forza del racconto in cui il tema del contest ‘Liberi di sbagliare’ è sviluppato in modo coerente. Nel racconto dell’occupazione della miniera di San Giovanni a Iglesias emergono il rischio, la sofferenza, le debolezze, il coraggio di agire al di là di regole e conformismi, oltre percorsi tracciati, e con dignità al di là degli sberleffi: un’interpretazione originale del tema, che narra dell’esperienza reale di uomini che non percorrono le vette delle montagne ma lavorano nelle viscere della terra, hanno un rapporto diretto con il territorio, con la forza della natura e forse anche per questo hanno deciso di sfidare le regole a costo di sbagliare.
Pemiato da PALARONDA TREK, SALEWA e DEVOLD.

http://bc2017.altitudini.it/vincitori-premiati-del-blogger-contest-2017/

La volta armata

“Quello non fu uno sciopero normale come tanti prima di allora, era stata rivolta…”

Da anni l’associazione Tratti Documentari percorre il territorio del Sulcis Iglesiente, per ascoltare e conoscere le storie della gente di miniera. Sono testimonianze di lotta, amore, rabbia, scelte, dignità, appartenenza.
Raccogliendo l’invito di Altitudini.it a raccontare “qualcosa che ha che fare con l’errore, con la rivendicazione della libertà al livello più alto, la libertà di sbagliare”, non abbiamo avuto dubbi su quale storia proporre: l’esplosiva occupazione della miniera di San Giovanni a Iglesias.

“Eravamo circondati, da non so quante forze di polizia, ma proprio circondati e temevamo che tentassero di farci venire fuori a forza, ancora oggi posso dire in tutta tranquillità che non ci sarebbero riusciti.”

A cura di Tratti Documentari
Voci e memorie di Manlio Massole e Silvestro Papinuto
Musica: Difondo

Il tema del concorso “Liberi di sbagliare” è tratto dal celebre racconto “Ferro” di Primo Levi in cui l’autore descrive l’esperienza vissuta in montagna con Sandro Delmastro come “la carne dell’orso”.

– E per scendere?
– Per scendere vedremo, – rispose; ed aggiunse misteriosamente: – Il peggio che ci possa capitare è di assaggiare la carne dell’orso -. Bene, la gustammo, la carne dell’orso, nel corso di quella notte, che trovammo lunga.
Scendemmo in due ore, malamente aiutati dalla corda, che era gelata: era diventato un maligno groviglio rigido che si agganciava a tutti gli spuntoni, e suonava sulla roccia come un cavo da teleferica. Alle sette eravamo in riva a un laghetto ghiacciato, ed era buio. Mangiammo il poco che ci avanzava, costruimmo un futile muretto a secco dalla parte del vento e ci mettemmo a dormire per terra, serrati l’uno contro l’altro. Era come se anche il tempo si fosse congelato; ci alzavamo ogni tanto in piedi per riattivare la circolazione, ed era sempre la stessa ora: il vento soffiava sempre, c’era sempre uno spettro di luna, sempre allo stesso punto del cielo, e davanti alla luna una cavalcata fantastica di nuvole stracciate, sempre uguale. […] Ma tornammo a valle coi nostri mezzi, e al locandiere, che ci chiedeva ridacchiando come ce la eravamo passata, e intanto sogguardava i nostri visi stralunati, rispondemmo sfrontatamente che avevamo fatto un’ottima gita, pagammo il conto e ce ne andammo con dignità.
Era questa, la carne dell’orso: ed ora, che sono passati molti anni, rimpiango di averne mangiata poca, poiché, di tutto quanto la vita mi ha dato di buono, nulla ha avuto, neppure alla lontana, il sapore di quella carne, che è il sapore di essere forti e liberi, liberi anche di sbagliare, e padroni del proprio destino.

Questa storia partecipa al Blogger Contest.2017

FACCE E VOCI DI UNA RIVOLTA NELLA MINIERA

da Repubblica, 24 novembre 2012

CI SONO, nel cinema, certe immagini che fanno silenzio. Lo fanno intorno a loro e dentro di te che guardi. Guardi facce e voci. Le voci, in genere, si ascoltano. Ma al cinema, quando è buon cinema, si vedono anche. Eccole qui, sono due. Due facce e due voci che raccontano qualcosa che non è stato solo uno sciopero, ma una vera rivolta, uno scatto d’ orgoglio, una testimonianza di onore e coraggio: l’ occupazione di una miniera cominciato da trenta minatori che si sono asserragliati dentro con le cariche di esplosivo. Era il maggio del 1992, il tempo in cui in Sardegna, nell’ Iglesiente, nel Sulcis, si dovevano chiudere tutte le miniere metallifere, ormai non più convenienti. Di queste due facce e di queste due voci, dentro e fuori dalla miniera, è fatto “L’ amore e la follia” di Giuseppe Casu (al Lux oggi ore 18, replica domenica e martedì). Un documentario che raccoglie filmati d’ epoca, ricordi e buone ragioni ancora attuali. Cuce insieme amarezza e orgoglio, sconfitta e voglia di non cedere. Si parla di una protesta, uno sciopero che, così come l’ hanno fatto, non l’ aveva fatto nessuno, mai. Contro i padroni e contro i sindacati, pure loro contrari. «Noi abbiamo visto cose che gli altri non possono vedere -dicono i minatori-, perché noi costruiamo e poi con una carica d’ esplosivo distruggiamo: se non sei con noi, non le vedi più?». Non volevano tenere aperte le miniere. Sapevano non facevano guadagnare. Erano da tempo fuori mercato. Chiuderle andava bene, almeno i figli non avrebbero fatto una vita dura come la loro. “Chiudiamo, ma nella zona dovranno sorgere altre imprese per dare lavoro al territorio”, dicono. Volevano tenere aperta la vita. La loro e quella di un pezzo di Sardegna. Che poi, forse, è la vita di tutta la Sardegna. E dell’ Italia intera. E perfino dell’ Europa.

GIAN LUCA FAVETTO

Antonina

Silvestro lavora in miniera da quando ha 23 anni, è figlio di minatore, figlio della miniera, fa l’amore con la montagna. Ci conduce dentro la miniera, all’interno di un fornello: ci porta nei suoi luoghi segreti e inaccessibili, fino a rendere un suggestivo omaggio a quella che per lui è stata un “padre”:

Nos narraus unu fueddu: a ki mi ‘ona pani du tzerriaus babbu. Chi mi dà pane lo chiamiamo babbo.

Ora che è tutto chiuso, ora che il deserto avanza, Silvestro, a 61 anni, continua a viaggiare nelle gallerie delle miniere abbandonate e a raccontare la sua storia.

Gianluca Stazi: regia, registrazioni, montaggio, mix
Giuseppe Casu: scrittura, ricerca e sviluppo, location
Silvestro Papinuto: memoria
Paolo Ferri: supporto tecnico
Grazia Vinci: consulenza artistica

Antonina ha vinto il premio miglior documentario radiofonico al Bellaria Film Festival 2012

Festival:
Bellaria Film Festival 2012 – premio miglior documentario radiofonico
Prix Bohemia Radio 2012 – in concorso
Across the vision film festival 2012 – anteprima

Passaggi radio:
Radio Flash (Torino, 97.6), 8 ottobre 2012
Radio Kairos (Bologna, 105.85), 10 ottobre 2012
Radio Popolare Roma (Roma, 103.3), 13 ottobre 2012
Radio Beckwith (Torino e Cuneo, 87.80), 13 ottobre 2012
Radio Città Fujiko (Bologna, 103.1), 14 ottobre 2012
Radio Beckwith (Torino e Cuneo, 87.80), 11 ottobre 2012
Radio Kairos (Bologna) 8:30, 14 ottobre 2012

Ascolti collettivi:
Iglesias – Across the Vision Film Festival – 9 marzo 2012
Bellaria – Bellaria Film Festival – 1 giugno 2012
Roma – libreria Anomalia, centro di documentazione anarchica, 26 giugno 2012
Cuneo – Q.I. centro di aggregazione giovanile – 22 novembre 2012
Torino – Casa Mad Torino (Vedere Voci) – 26 novembre 2012
Milano – Film Maker Fest – 7 dicembre 2012
Firenze, Vivaio del Malcantone – FKL [Forum Klanglandschaft] – 12 aprile 2013

silvestro square

Link:
News su “Antonina”
Progetto: tratti in miniera

RadioArticolo1

Mercoledì 24 ottobre 2012
RADIOARTICOLO1 ha trasmesso il lavoro vincitore del Premio Marco Rossi 2012: “Abruxia
Giuseppe Casu è stato ospite della trasmissione condotta da Emiliano Sbaraglia.

Ecco la presentazione di Abruxia e l’intervista a Giuseppe.

Link esterno: radioarticolo1

Sono passati vent’anni e sembra storia di oggi.

Una storia di lotte operaie, gallerie occupate, speranze deluse: quelle dei minatori della Sim (gruppo Eni) che, il 20 maggio del 1992, si barricano nella miniera di San Giovanni minando l’ingresso principale con l’esplosivo. Una protesta estrema dopo l’annuncio della società di Stato di chiudere i battenti. È il primo di 35 giorni di occupazione.

Quando l’ENI sospende i licenziamenti, tutti tornano a casa, vittoriosi, ma è solo una tregua, qualche mese dopo lʼoccupazione riprende, dura 76 giorni e termina per lo sfinimento degli scioperanti: nessuno viene licenziato ma le miniere chiudono.

“Ci hanno preso per fame, perché a un certo momento a un quarantottenne gli hanno detto: da oggi sei in pensione, ti hanno chiuso le miniere, hanno fatto morire il territorio e hanno fatto morire anche a noi, perché quello che ci hanno insegnato i nostri padri non siamo stati capaci a insegnarlo ai nostri figli,
bisogna parlarne, per non dimenticare, questo è importante.”

sabato 19 maggio alle ore 19 su Radio3 Rai,
allʼinterno del programma “Il cantiere”,
verrà trasmesso lʼaudio documentario “Abruxia”,
un omaggio alla gente di miniera per ricordare il 20 maggio 1992.


LINK:

il cantiere radio tre
audiodoc, associazione audio documentaristi
gianluca stazi