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Prix Italia 2018

L’audio documentario “Il Sottosopra
di Gianluca Stazi e Giuseppe Casu, in collaborazione con i minatori del Sulcis-Iglesiente,
a cura di Daria Corrias e Fabiana Carobolante per Tre Soldi – Radio3 Rai,
ha vinto il 70° PRIX ITALIA 2018 nella categoria Radio Documentary e Reportage.

Questa la motivazione che la giuria del Prix Italia composta da Caroline Jamet (CBC/SRC, Canada), Perrine Kervran (Radio France, Francia), Jens Jarisch (ARD, Germania), Hakan Engström (Sveriges Radio, Svezia), e guidata da Sara Jane Hall (BBC, Regno Unito), ha dato nell’aggiudicare la vittoria al documentario:

“Un brano radiofonico quasi scolpito con un uso radicale degli effetti e di voci solitamente inascoltate. L’ascoltatore si sente calamitato dalla luce all’oscurità di una miniera e in uno stallo esplosivo. Un’osservazione eloquente, persino un microcosmo di un mondo in mutazione, di una bellezza dissotterrata, di un’evocazione e di un passato di cameratismo, che echeggia gli spazi vuoti rimasti tra le montagne”.

La Rai non vinceva questo prestigioso nella categoria Documentari dal 1964, dallo sperimentale “60 decibel per il sig. Adamo” di Carlo Bonciani e Danilo Colombo, preceduto nel 1958 da “Clausura” di Sergio Zavoli. Si tratta di una categoria molto competitiva sul piano internazionale, dove si investe moltissimo sul linguaggio documentaristico: quest’anno erano stati selezionati oltre 40 lavori provenienti da tutto il mondo.

Il Sottosopra
Regia: Gianluca Stazi e Giuseppe Casu
Suono: Gianluca Stazi
Commissioning editor: Daria Corrias e Fabiana Carobolante per Tre Soldi – Radio3 Rai
Produzione: Tratti Documentari
Coproduzione: Rai Radio3

Anno di produzione: 2018
Data messa in onda: 30/4/2018
Lingua: Italiano

Durata: 44’ 44’’

Il Sottosopra



In uno straordinario sforzo di autorappresentazione e guidati dall’amore per il loro mondo ora scomparso, i minatori della Sardegna tornano su Radio3 per offrirci un prezioso strumento per capire chi siamo oggi, leggendo il nostro passato recente, con il cuore in mano e nel profondo della Terra.

In onda dal 30 aprile al 4 maggio, alle 19:50 su Tre Soldi, Rai Radio3

Il Sottosopra
un progetto di Tratti Documentari

a cura di Gianluca Stazi e Giuseppe Casu

in collaborazione con i minatori del Sulcis Iglesiente

Il presagio del ragno

Un’idea, un’avventura, un pensiero, una fissazione, un’ossessione.
Nodi, barche, tonnarotti, sveglie molto, molto prima dell’alba.
Un capo assoluto, il Ràis. Una ciurma di 21 tonnarotti, un po’ uomini e un po’ pirati. Un lavoro da compiere.
Vento e sole, calma piatta e improvvise accelerazioni, fatiche e riposi.
Un lungo respiro, ascolto e profonda osservazione.

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Il presagio del ragno
regia Giuseppe Casu
montaggio Aline Hervé
suono Gianluca Stazi
fotografia Giuseppe Casu e Nanni Pintori
color correction Ercole Cosmi
musica Difondo e Iosonouncane
interpreti Il Ràis e i tonnarotti della Punta

una produzione Sitpuntocom e ISRE Istituto Etnografico della Sardegna
con il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission, Regione Autonoma della Sardegna, Fabbrica del Cinema – Carbonia, Celcam

produttore esecutivo Tratti Documentari

durata 65′
anno di produzione 2015

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Sinossi
Reti, zavorre, cavi e ancore. Sguardi, gesti, silenzi e risa. Attesa paziente e sforzo finale. Nel respiro di un tempo senza tempo…
Tra terra e mare un nucleo compatto di uomini configura la trama di un’avventura che perdura da sempre: la pesca del tonno rosso. Ultimi interpreti di una millenaria tradizione, radicalmente estranei alle dominanti procedure di cattura industriale di questa pregiata risorsa, dischiudono con i toni e i timbri del loro sapiente lavoro un intenso squarcio sulla relazione insidiosa tra locale e globale. Parlando la lingua trasparente di un’autentica sostenibilità a fronte del cieco avanzare di un disegno di sviluppo sempre più intollerabilmente iniquo.

La tonnara fissa
Un tempo la tonnara fissa era il principale sistema di
pesca del tonno rosso. La pesca in tonnara è stagionale: le operazioni, che durano in genere da febbraio a luglio, sono eseguite da un gruppo di uomini, i tonnarotti, guidati dal Ràis, capo assoluto e responsabile dell’andamento della stagione di pesca.
Evolutasi nel Mediterraneo a partire da più semplici sistemi di pesca, la tonnara è un’elaborata trappola (“isola”) fissata in mare aperto e collegata perpendicolarmente alla costa da una lunga rete (“coda”).
Tra maggio e giugno, i tonni rossi convergono verso il Golfo del Messico e il Mediterraneo, dove corrono lungo le acque tiepide delle coste per riprodursi. La “coda” intercetta una parte dei banchi e li convoglia verso l’”isola”: questa è la trappola vera e propria, una complessa costruzione di reti che formano una struttura rettangolare, divisa in grandi “camere” per catturare, controllare e dirigere i tonni verso la fase finale della pesca.
Al momento opportuno, il Ràis ordina il passaggio dei tonni da una camera alle successive, aprendo le reti mobili che le separano, le “porte”.
L’ultima è la camera della morte, l’unica dotata di una rete anche sul fondo. Sollevandola, i tonni vengono portati a galla e uccisi nella catarsi finale della pesca, la mattanza.
50 anni fa i sistemi di pesca industriale, basati sull’avvistamento col radar e la cattura dei banchi di tonni in alto mare, fanno la loro comparsa nel Mediterraneo e iniziano a depredare le ultime riserve mondiali di tonno rosso.

L’ICCAT è l’organizzazione intergovernativa nata negli anni ’60 dopo il collasso delle riserve di tonno rosso nelle coste del Brasile e nel Mare del Nord, per dar vita alla Convenzione Internazionale per la Conservazione del Tonno Rosso. L’ICCAT compila statistiche, analizza e pubblica i risultati sullo stato di salute della pesca del tonno rosso, pubblica le raccomandazioni scientifiche agli stati membri su come meglio gestire questa pesca.
Il problema che mina l’efficacia delle sue risoluzioni sta nella mancata affidabilità dei dati di cattura registrati da ogni stato membro, alla base di ogni considerazione scientifica conseguente. In primo luogo, in ragione della salute delle riserve mondiali di tonno rosso, l’ICCAT fissa annualmente la quantità mondiale massima tollerabile di cattura, assegnando a ogni paese membro la quantità totale ammissibile di cattura (TAC) a lui riservata. Ogni paese, sulla base delle proprie scelte politiche, suddivide il suo TAC tra i vari sistemi di pesca attivi, fino al dettaglio per ogni singolo operatore.
Nel 2015, il TAC riservato all’Italia è di 2.302,80 tonnellate e il governo italiano ha deciso di destinare al sistema tonnara fissa l’8,45% del TAC, contro 87,89% destinato ai sistemi di pesca industriale in alto mare: Palangaro e Circuizione. In Italia dunque le tonnare fisse ammesse a partecipare alla campagna di pesca 2015 sono tre: Isola Piana a Carloforte, Capo Altano e Porto Paglia a Portoscuso, Sardegna sud-occidentale. Nello stesso specchio d’acqua, tre tonnare per sole due ciurme, comandate dagli ultimi due ràis: Luigi ed Ettore, fratelli e figli d’arte.

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Note di regia
Tutto è partito dalla necessità di entrare in un mondo diverso dal mio, una dimensione diversa dalla mia, che procede con le sue regole e i suoi tempi. Avevo in mente le mattanze girate da Rossellini e da De Seta, pure icone. Mi chiedevo: cosa resta oggi delle tonnare? Mi ci sono tuffato dentro, senza difese, come un corpo estraneo, con un forte rischio di rigetto.
Sulla banchina, un portale dà su un grande piazzale lastricato di pietra vulcanica. Sull’angolo a sinistra brilla uno specchio appeso al muro, sopra un lavello oblungo, mi immagino pescatori barbuti che si rasano con la pipa in bocca… Da lì dietro esce un uomo dal fisico massiccio, occhiali da sole scuri, che avanza verso di me. E’ il rais, Luigi, mi offre una stretta di mano vigorosa e un sorriso sicuro di sé. Mi dice, con l’aria divertita: “Ma per caso sei animalista?”. Gli rispondo: “Diciamo piuttosto che sono… animale!”. Ride: “Noi siamo sempre qui, fino a luglio, vieni quando vuoi”.
In tonnara c’è solo il presente: il passato è rimosso, le tensioni verso il futuro abolite. Un mondo rude, sensazioni semplici e pungenti – caldo, spossatezza, pericolo, fame, paura – che mi ripuliscono. Alla fine resta il bianco e nero, regna la luce, i contrasti, i riflessi; l’inquadratura si fissa sui gesti del lavoro; le parole sono rare, quasi assenti. Un cinema primitivo, in qualche modo.
Nodi per cucire le reti tra loro, altri nodi per fissarle alla catena rugginosa destinata al fondo del mare. A terra, il suolo è cosparso di vecchie cime, maglie di catene, frammenti di cavi che si contorcono in vecchi nodi sfilacciati, souvenir delle passate stagioni in tonnara.
Nodi che misurano la velocità in mare, ma anche la velocità della vita in tonnara, rallentata dall’inerzia della natura, dal peso del presente che a volte rende le giornate interminabili.

Tonni
La mattanza di Rossellini e di De Seta non esiste più. I tonni catturati sono venduti vivi, trasferiti in una gabbia e trainati in acque lontane, nelle ranching farm, dove vengono ingrassati in cattività. Solo mesi dopo, saranno uccisi, congelati e spediti via aereo nell’est asiatico. Qui vengono battuti all’asta e consumati come cibo di lusso, a 10.000 kilometri di distanza da quelle popolazioni costiere dove sono stati catturati e di cui furono un tempo una fondamentale risorsa alimentare ed economica.

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info@tratti.org

Ricordando Antonio

In occasione della Sartiglia 2014 e delle manifestazioni ad essa collegate,
l’Associazione culturale Tratti Documentari presenterà a Oristano la proiezione del film “Senza Ferro” (53′ – 2009)
allo scopo di rendere omaggio ad Antonio Casu e al lavoro da lui fatto coi giovani negli ultimi trent’anni.

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Antonio è prematuramente scomparso lo scorso mese di novembre e la proiezione di “Senza Ferro” – un film che lui ha particolarmente voluto e amato – vuole essere un’occasione per rendere omaggio a un personaggio di sicuro riferimento per il mondo della Sartiglia, della Sartigliedda, per lo sport e la cultura di Oristano.

Antonio è stato sartigliante e componidori negli anni ’50, ideatore della Sartigliedda, creatore della scuderia “Giara Club – Is Pariglias”, dove negli ultimi 30 anni, sotto la sua guida, sono cresciuti sportivamente tantissimi dei sartiglianti di oggi.

Nel 1991 è stato insignito della Maschera d’argento, l’ambito riconoscimento della Confartigianato di Oristano. La motivazione dell’assegnazione di quel premio ben delinea la figura di Antonio Casu:  ”Per la sua straordinaria vocazione alla vita equestre, tesa unicamente alla esaltante scrupolosa e faticosa preparazione dei ragazzi quali futuri e autentici cavalieri della Sartiglia in tantissimi anni di vita operativa. Per il prezioso contributo alla valorizzazione del Torneo Oristanese in Italia e all’estero con la continua e spettacolare presenza della sua scuola equestre protagonista assoluta e messaggera di una lontana e salda cultura mediterranea che resiste al tempo, perché atavicamente legata ai valori primari di un limpido mondo contadino ancora integro, produttivo e saldo che nella storia è storia per il prestigio al mondo Giudicale e per il contributo odierno di crescita e di speranza nell’orizzonte culturale Arborense”.

Lunedi 24 febbraio 2014, ore 18:00
Sala Centro Servizi Culturali UNLA, Oristano.

Senza Ferro

Senza Ferro” un film di Giuseppe Casu
2009 – 52′ [DV – 8mm – super8]
Antonio, ormai 71enne, si dedica completamente alla vita della sua atipica scuderia: il Giara Club.
Qui da circa 30 anni realizza il suo sogno d’infanzia, far correre i bambini sui cavallini selvaggi della Giara. Ora rivive ogni giorno i successi e le delusioni di quando lui era cavaliere alla Sartiglia, la grande festa equestre di Oristano, mentre i giovani crescono e si responsabilizzano.
Ruotando intorno alla storia di Antonio, raccontata da lui stesso, viviamo dall’interno la vita quotidiana al Giara Club: la sua particolare forma di autogestione, le iniziazioni, gli allenamenti, i viaggi, in un intreccio continuo con la tradizione plurisecolare della Sartiglia.

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Con: Antonio Casu, Ignazio Nonnis, le ragazze e i ragazzi del Giara Club “Is Pariglias”

Regia: Giuseppe Casu
Fotografia: Giuseppe Casu e Adriano Mestichella
Montaggio: Andrea Ciacci
Suono: Gianluca Stazi
Musica: difondo
Consulenza scientifica: Roger Emmi

con il contributo di: Regione Autonoma della Sardegna, Provincia di Oristano.

Il film è stato selezionato per la XV Rassegna Internazionale di Film Etnografico di Nuoro.

Mare e Miniere

Tratti Documentari è lieta di partecipare a “Mare e Miniere 2013
e invita tutti a Calasetta, lunedì 5 agosto (ore 21:30)
per un incontro con il regista Giuseppe Casu
e la proiezione del film “L’amore e la follia

mare e miniere 2013

Mare e Miniere – Il cinema della memoria
Il cinema, tra le sue capacità, annovera l’essere anche luogo di rielaborazione dei nostri ricordi; parte integrante dell’individuo; luogo di sedimentazione della memoria e dell’immaginario. La capacità, quindi, di fare memoria.

E il ricordo è parte indissolubile dell’essere uomo perché è essenza dell’esistere, perché è luogo di identificazione. Il cinema anche come processo sociale, come sguardo dell’altro. E la memoria, sempre in correlazione con quella altrui, grazie al cinema, assicura ricordi attraverso racconti e offre modelli sconosciuti all’immaginario, che divengono esperienza individuale, perché il cinema è memoria nomadica, rappresenta un punto di vista, qualcuno che osserva la realtà per garantire memoria.

La rassegna cinematografica “Il Cinema della Memoria” è parte integrante della VII edizione di Mare e Miniere,
evento nato con l’intento di creare un ponte tra i comuni della costa e dell’interno, allo scopo di riscoprire, tutelare e valorizzare le bellezze del Sulcis Iglesiente e Guspinese.

Una serie di proiezioni che hanno come denominatore comune proprio la memoria storica cinematografica e audiovisiva di parte della Sardegna. Un viaggio che porterà gli abitanti del sud ovest sardo ad esplorare un patrimonio d’inestimabile valore, un altro modo per conoscere la Sardegna, le proprie radici, attraverso lo sguardo che alcuni tra i più importanti autori cinematografici sardi hanno voluto volgere negli anni a un’isola ricca di tradizioni ma anche di contraddizioni, dove saperi e bellezze naturalistiche hanno saputo convivere con la modernità, miraggio di uno sviluppo che non vuole saperne di decollare.

La rassegna, patrocinata dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, è organizzata in collaborazione con l’Associazione Sonebentu.


catalogo il cinema della memoria
pieghevole mare e miniere 2013

Cal’a Cinema

L’edizione 2013 di Cal’a Cinema celebra il grande schermo attraverso la filmografia dei registi isolani che raccontano la Sardegna oltre il Mediterraneo.

Arbatax, Lunedì 29 luglio

Giuseppe Casu racconta “L’amore e la follia
Nel Sulcis Iglesiente le vite di Manlio e Silvestro si alternano intrecciandosi sempre più, fino a unirsi nella miniera di San Giovanni, dove nel ’92 si barricano per mesi, minando l’ingresso con l’esplosivo per scongiurarne la chiusura. Nei ricordi della rivolta i loro spiriti da combattenti fanno rivivere il trauma della fine delle miniere.

Presenta il film il giornalista Alberto Urgu.

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Martedì 30 luglio, Simone Contu racconta “Treulababbu“.
Il giorno successivo Peter Marcias racconta “Dimmi che destino avrò”, film di notevole impegno civile, racconta e promuove l’integrazione delle comunità Rom ed il diritto di cittadinanza per i figli degli emigrati residenti in Italia.
Giovedì 1 agosto sarà la volta di Giovanni Columbu e il suo ultimo lavoro “Su Re”, la riflessione sul Cristo strappata alle viscere di questa terra.
Venerdì 2 agosto, Salvatore Mereu presenterà al pubblico della caletta “Bellas Mariposas”.
La serata conclusiva di sabato 3 agosto saluterà il pubblico con Sara Serraiocco e il suo “Salvo”. Affresco sicilianamente tragico di vicende di mafia, reduce dal premio alla Semaine de la Critique di Cannes.

La rassegna è collocata nel piccolo porticciolo, passaggio e ponte tra il mare e le vie del centro storico di Arbatax.

Il Festival è ideato, promosso e organizzato dall’associazione Musikasurda e organizzato per questa edizione da Adjudu Cambiu.

NODI

Tratti Documentari è lieta di annunciare la partenza di un nuovo progetto:
Nodi, un film documentario di Giuseppe Casu.
Location: Isola di San Pietro
Prima fase di lavoro: Marzo 2013 – Giugno 2013

E’ mattino presto al porto di Portovesme: sotto le ciminiere, le pale eoliche, la centrale elettrica a carbone, sta per partire il traghetto verso l’isola di San Pietro, la si intravede piatta all’orizzonte. Un gruppo di una decina di persone, età media sulla quarantina, sta salendo a bordo: vanno da un’isola all’altra, tessono trame, stringono nodi. Con loro viaggia un’idea di lavoro più a misura d’uomo, a contatto con la natura, tanto antica quanto rivoluzionaria: la pesca del tonno.
Pochi mesi fa è terminato “L’amore e la follia” un film documentario che racconta di un lungo viaggio nel sud-ovest della Sardegna, alla scoperta del recente passato dei Sardi nell’industria mineraria. Nel film si intrecciano le vite di due personaggi, che convergono poi nella lunga lotta di 20 anni fa contro la chiusura delle miniere.
Una lotta persa. Le ultime immagini del film sono in spiaggia, in quello che fu uno dei porti da cui partiva il minerale che, estratto dalle miniere dell’interno, viaggiava verso l’isola di San Pietro per poi imbarcarsi verso il continente, su navi più grandi.
Lungo quella stessa costa, poco più a meridione, sorge il grosso polo industriale di Portovesme, nato per dare un futuro di lavoro a una terra che già 50 anni fa soffriva la crisi e la fine dell’attività estrattiva. Portovesme, che la retorica giornalistica ha già da tempo relegato tra i “mostri di lamiera” e le “cattedrali nel deserto”, è oggi agonizzante. La crisi economica ha accelerato l’emersione delle contraddizioni legate a quella scelta industriale, un grosso nodo puzzolente venuto al pettine…

Mani giovani ma già esperte stringono nodi tra la rete gialla e la corda che deve rinforzarla: si chiama costura, e ogni 4 metri di rete, dal sommo fatto di palloni colorati che galleggiano in superficie, andrà giù 40 metri sotto, fino alla pesante catena che resiste massiccia sul fondo del mare. Movimenti apparentemente ripetitivi per giornate sempre diverse, un mantra da pescatori, gentile e goliardico. Così ci prepariamo alla pesca del tonno. Molti riescono a vedere solo il sangue che scorre il giorno della mattanza… parole che mettono paura: arpioni, camera della morte, e allora parlano di esecuzione. Ma forse è solo il ciclo della vita.

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Per info ed offerte di collaborazione: info@tratti.org