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San Giovanni Miniera

Rampa San Giovanni Miniera, dove nel 92 – 93 si sono consumate le ultime lotte dei Minatori.


(foto: Silvestro Papinuto, Gianluca Stazi)

CORRIERE DELLA SERA – 21 MAGGIO 1992
Dopo l’annuncio della Società italiana miniere, gruppo ENI, di chiudere definitivamente gli impianti minerari di Iglesias

Sotto terra con l’ esplosivo
I minatori in rivolta, in 30 sono asserragliati nel pozzo di San Giovanni. Da giugno, 240 degli 840 operai saranno licenziati, situazione drammatica.
NOSTRO CORRISPONDENTE CAGLIARI . La notizia che non offre la minima possibilità di scampo è arrivata martedì da Roma: non ci sarà nessuna proroga, le miniere metallurgiche dell’ Iglesiente, diventate ormai fardello inutile e pesante per l’Eni, chiuderanno definitivamente. I lavoratori, però, non accettano la decisione della Sim, la Societa’ Italiana delle Miniere, del Gruppo Eni, e reagiscono con decisione. Ieri una trentina di loro si è asserragliata nella miniera piombo- zincifera di San Giovanni, per urlare la protesta contro la decisione di smantellamento. E la rivolta corre sul filo del terrore: nel pozzo occupato ci sono circa 200 chili di esplosivo, in parte già innescato, e il fatto suscita perplessita’ e trepidazione in tutta la popolazione di Iglesias (la miniera dista pochi chilometri dal centro minerario), che segue la vicenda con preoccupazione. Sia chiaro: in tutte le miniere c’è sempre custodito un certo quantitativo di materiale esplosivo, indispensabile per le “volate”, lo scavo sotterraneo, cioè, della roccia, alla ricerca dei filoni di piombo e di zinco, ma quella bomba innescata a due passi, con la tensione dei minatori che rischiano di restare senza lavoro, fa paura. Il piano dell’ Eni è chiaro: le miniere dovranno chiudere entro il dicembre del ’93, ma il provvedimento comincerà a essere attuato già da giugno di quest’ anno, quando i primi 240 operai degli 840 attualmente in servizio, saranno licenziati. Poi, a scaglioni, nessuno rimarrà più nelle miniere, da secoli tradizionale sostentamento delle popolazioni dell’Iglesiente, se non quelli addetti alla sicurezza. Minatori e sindacalisti non sono però assolutamente disposti ad accettare supinamente una posizione che non condividono. E neppure gli amministratori locali di tutto il comprensorio che vedono crollare il tessuto industriale della zona, difeso in anni e anni di lotte. Così ieri improvvisamente, i lavoratori del primo turno, circa una trentina, sono scesi nella galleria di San Giovanni e non sono più risaliti se non per affacciarsi al cancello e parlare con i compagni. “Resteremo qui sino a quando da parte dell’Eni e della Sim non giungeranno segnali concreti per il mantenimento in attività della base mineraria produttiva dell’Iglesiente” hanno riferito i minatori barricati in galleria. Contemporaneamente gli altri operai hanno bloccato gli impianti di Campo Pisano e di Masua, mentre un altro gruppo si è precipitato alla sede della direzione della Sim, presidiandola per tutta la giornata. “Si tratta di un’iniziativa spontanea dei lavoratori esasperati da una situazione ormai insostenibile, che nelle intenzioni dell’Eni porterà alla chiusura di tutti gli impianti minerari piombo-zinciferi entro la fine del prossimo anno” hanno spiegato i segretari della Fulc del Sulcis Iglesiente Giampaolo Del Rio, Sergio Matzuzzi e Mario Cro’ . E’ questa soltanto la punta più avanzata del malessere che travaglia l’intera zona industriale della Sardegna meridionale. Analoga preoccupazione nutrono i lavoratori di Portovesme, dove l’Alluminia, la Comsal e la Sardal stanno vivendo uno dei periodi più neri dell’ultimo ventennio. Anche a Villacidro la situazione è drammatica: i dipendenti della Keller hanno ieri occupato la stazione ferroviaria per protestare contro la possibilità di chiusura della fabbrica, specializzata nella costruzione di vagoni ferroviari, che da un paio d’anni non riceve più commesse da parte dell’Ente Ferrovie. La Regione Sardegna, naturalmente, non rimane insensibile davanti allo sfascio di tutto il suo tessuto industriale, l’assessore democristiano all’Industria, Battista Zurru, ribadisce in una nota inviata al governo e all’Eni, “l’urgenza di costituire una commissione mista di esperti, formata da rappresentanti della presidenza del Consiglio dei ministri, dei ministeri Industria e Partecipazioni statali, della Regione Sardegna, dei sindacati e dell’Eni, con il compito di definire, concordemente con gli esperti della Cee, un progetto di intervento nel settore minerario”.


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