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Category Archives: Antonina

Across the Vision Film Festival 2012

Si tiene dall’8 all’11 marzo, con un’anteprima a Cagliari il 6 marzo, la prima edizione di Across the Vision Film Festival, festival internazionale di cinema di confine, sostenuto dalla Regione Sardegna e dal Parco Geominerario Storico e Ambientale della Sardegna, con il Patrocinio della Provincia di Carbonia e Iglesias, del Comune di Cagliari, del Comune di Carbonia, del Comune di Iglesias, che si tiene tra Cagliari, il Cineworld e la Sala Lepori di Iglesias e il Museo del Carbone di Carbonia nel Parco Geominerario Storico e Ambientale del Sulcis – luogo dichiarato dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità. Il festival, con la direzione artistica di Maria Paola Zedda, avrà come tema l’attraversamento.

Il se déroule du 8 au 11 Mars, avec une avant-première à Cagliari le 6 Mars, la première édition de ACROSS THE VISION FILM FESTIVAL, Festival International de Cinéma de frontière, soutenue par la Région Sardaigne et le Parc Geominerario de la Sardaigne, sous le patronage de la province de Carbonia et Iglesias, la ville de Cagliari, la ville de Carbonia, la ville d’Iglesias. Les projections ont eu lieu à Cagliari, le Cineworld et la salle Lepori à Iglesias et au Musée du Charbon de Carbonia, dans le Parc Geominier, déclaré par l’UNESCO patrimoine de l’humanité. Le festival, sous la direction artistique de Maria Paola Zedda, mettra l’accent sur la traversée.

acrossthevisionfilmfestival.org

9 Marzo
IGLESIAS – CINEWORLD
H 19.00
ANTONINA
audio documentario di Giuseppe Casu e Gianluca Stazi
con Manlio Massole e Silvestro Papinuto
e la preziosa collaborazione di Paolo Ferri

audio documentaire de Giuseppe Casu et Gianluca Stazi
avec Manlio Massole et Silvestro Papinuto
et l’aide précieuse de Paolo Ferri

Trailer Audio

Ascolta il promo

“Abruxia”
audio documentario con Manlio Massole
durata: 30’50’’
Gianluca Stazi: regia, registrazioni, montaggio, mix
Giuseppe Casu: scrittura, ricerca e sviluppo, location
Paolo Ferri: supporto tecnico

“Antonina”
audio documentario con Silvestro Papinuto
durata: 24’
Gianluca Stazi: regia, registrazioni, montaggio, mix
Giuseppe Casu: scrittura, ricerca e sviluppo, location
Paolo Ferri: supporto tecnico

Link: gianlucastazi.com

Domusnovas, Iglesias

Incontro con Silvestro Papinuto.

“La chiamo babbo la miniera, la chiamo padre perché mi ha dato da mangiare, mi ha dato da vivere, la miniera, mi ha insegnato a vivere, il babbo non ti coccola, il padre non ti coccola, ti pesta, se fai una cosa che non va bene ti rimprovera e la miniera è lo stesso, stai attento, devi rigare dritto, perché se non righi dritto quella ti fa male; politicamente, mi ha insegnato tante cose, mi ha dato tutto quello che mi serviva e perciò la chiamo padre.
Nos narraus unu fueddu: a ki mi ‘ona pani du tzerriaus babbu.
Chi mi dà pane lo chiamiamo babbo.”

Sardaigne, projet : «Mines».

Rencontre avec Silvestro Papinuto

Sardegna, direzione sud-ovest

Sardegna, direzione sud-ovest,

sono le prime ore del mattino e c’è molta foschia, 
da lontano avvistiamo il castello di un pozzo di Montevecchio;
sono i giorni dopo natale e in giro non c’è nessuno, novelli Stalker ci inoltriamo nell’inverno delle miniere. 
Le enormi strutture di metallo, un tempo porta d’accesso al mondo sotterraneo,
 svettano immobili dalle montagne di sterile che rendono questo paesaggio lunare;

negli edifici ancora in piedi, riposano macchinari industriali di un’altra epoca: una rumorosa presenza visiva sottolineata dal gran silenzio.

Camminiamo lentamente, attenti a non disturbare questa quiete protetta da una splendida natura.
 Passiamo i primi giorni dell’anno nuovo a cercare e visitare i resti delle miniere, da Montevecchio fino a Bindua,
passando per Ingurtosu, Naracauli, Fluminimaggiore, Buggerru, Nebida, Iglesias…

Seguiamo delle tracce, iniziamo a riconoscere degli elementi ricorrenti, leggiamo i libri che parlano di questa millenaria attività ormai spenta,
poi, finalmente, entriamo in contatto con chi questi posti li viveva.

Ci mettiamo ad ascoltare, lasciandoci guidare nei meandri della memoria e nel buio delle gallerie.
Intorno a noi il territorio inizia a prendere vita: la lotta, l’amore, la rabbia, le scelte, la dignità, l’appartenenza.
L’attività estrattiva è ferma e il lavoro è venuto a mancare ma la miniera è viva, nella testa e nelle mani dei minatori.

Sardaigne, direction sud-ouests,

ce sont les premières heures du matin et il y a pas mal de brouillard,
de loin on repère la tour d’un puits de Montevecchio ;
ce sont les jours après Noël et il n’y a personne autour de nous, comme Stalker on avance dans l’hiver des mines.
Les grandes structures métalliques, autrefois porte d’entrée pour le monde souterrain, se dressent immobiles sur les montagnes de terre stérile qui rendent ce paysage lunaire ;

Dans les immeubles encore debout, reposent des machines industrielles d’une autre époque : une présence visuelle bruyante, soulignée par un grand silence.

On marche lentement, faisant gaffe à ne pas déranger ce calme protégé par une nature fleurissante.
On passe les premiers jours de l’année à chercher et visiter ce qui reste des mines, de Montevecchio jusqu’à Bindua, en passant par Ingurtosu, Naracauli, Fluminimaggiore, Buggerru, Nebida, Iglesias…

On suit des traces, on commence à reconnaître des éléments recurrents, nous lisons les livres qui parlent de cette activité millénaire, désormais éteinte,
puis, enfin, nous trouvons le contact avec ceux qui habitaient ces lieux.

Nous restons à l’écoute, en nous laissant conduire dans les méandres de la mémoire et dans l’obscurité des galeries.
Autour de nous, le territoire devient vivant : la lutte, l’amour, la rage, les choix, la dignité, l’appartenance.
L’activité d’extraction est finie, le travail manque, mais la mine est vivante, dans l’esprit et dans les mains des mineurs.