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Esodo 126

Visto da una carrozza il mondo si muove con grazia, tra il dentro e il fuori non c’è un muro, c’è invece il tempo di fermarsi ad ascoltare. La carovana è un inesauribile gomitolo che svolge il suo filo per unire le isole umane di un arcipelago Mi piace pensare alla Sardegna come il laboratorio di un modo di vivere alternativo: vite da “resistenti”, con una predisposizione al moto continuo, alla migrazione. Quella dei sardi, in partenza e di ritorno, ma anche quella dei migranti che giungono ora in Sardegna dopo peripezie assurde e mortali. Voglio associare le storie di questi migranti a quelle di Carlos e Erwin fuggiti dal loro Cile, ma anche a quella di sardi andati via alla ricerca di lavoro e prospettive – come Anacleto, diventato legionario per non fare il minatore – e a volte tornati, magari nella generazione successiva. Il viaggio è il luogo naturale per gli incontri e per la riflessione scaturita da esperienze molto diverse tra loro. Nei paesaggi di un territorio sfruttato e abbandonato a se stesso, in contrasto con le atmosfere magiche che la natura riesce ancora a creare, l’isola porta con sé le tracce degli esodi che l’hanno attraversata. Anche del mio. Da quando ho lasciato la Sardegna, più di vent’anni fa, nella mia vita si alternano ciclicamente avvicinamenti prudenti e distacchi improvvisi dall’isola. La sua attrazione fatale sembra pari solo alla necessità di andarmene via. Ogni volta che torno la scopro un po’ più a fondo, sempre più a modo mio, con l’illusione di capire un giorno da dove vengo.

Giuseppe Casu

Una produzione Sitpuntocom, Tratti Documentari, Fabbrica del Cinema, Bottega Miller, ISRE.

Link:
www.esodo126.it
pagina fb esodo126
Carovana Balacaval

Il presagio del ragno

Un’idea, un’avventura, un pensiero, una fissazione, un’ossessione.
Nodi, barche, tonnarotti, sveglie molto, molto prima dell’alba.
Un capo assoluto, il Ràis. Una ciurma di 21 tonnarotti, un po’ uomini e un po’ pirati. Un lavoro da compiere.
Vento e sole, calma piatta e improvvise accelerazioni, fatiche e riposi.
Un lungo respiro, ascolto e profonda osservazione.

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Il presagio del ragno
regia Giuseppe Casu
montaggio Aline Hervé
suono Gianluca Stazi
fotografia Giuseppe Casu e Nanni Pintori
color correction Ercole Cosmi
musica Difondo e Iosonouncane
interpreti Il Ràis e i tonnarotti della Punta

una produzione Sitpuntocom e ISRE Istituto Etnografico della Sardegna
con il sostegno di Fondazione Sardegna Film Commission, Regione Autonoma della Sardegna, Fabbrica del Cinema – Carbonia, Celcam

produttore esecutivo Tratti Documentari

durata 65′
anno di produzione 2015

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Sinossi
Reti, zavorre, cavi e ancore. Sguardi, gesti, silenzi e risa. Attesa paziente e sforzo finale. Nel respiro di un tempo senza tempo…
Tra terra e mare un nucleo compatto di uomini configura la trama di un’avventura che perdura da sempre: la pesca del tonno rosso. Ultimi interpreti di una millenaria tradizione, radicalmente estranei alle dominanti procedure di cattura industriale di questa pregiata risorsa, dischiudono con i toni e i timbri del loro sapiente lavoro un intenso squarcio sulla relazione insidiosa tra locale e globale. Parlando la lingua trasparente di un’autentica sostenibilità a fronte del cieco avanzare di un disegno di sviluppo sempre più intollerabilmente iniquo.

La tonnara fissa
Un tempo la tonnara fissa era il principale sistema di
pesca del tonno rosso. La pesca in tonnara è stagionale: le operazioni, che durano in genere da febbraio a luglio, sono eseguite da un gruppo di uomini, i tonnarotti, guidati dal Ràis, capo assoluto e responsabile dell’andamento della stagione di pesca.
Evolutasi nel Mediterraneo a partire da più semplici sistemi di pesca, la tonnara è un’elaborata trappola (“isola”) fissata in mare aperto e collegata perpendicolarmente alla costa da una lunga rete (“coda”).
Tra maggio e giugno, i tonni rossi convergono verso il Golfo del Messico e il Mediterraneo, dove corrono lungo le acque tiepide delle coste per riprodursi. La “coda” intercetta una parte dei banchi e li convoglia verso l’”isola”: questa è la trappola vera e propria, una complessa costruzione di reti che formano una struttura rettangolare, divisa in grandi “camere” per catturare, controllare e dirigere i tonni verso la fase finale della pesca.
Al momento opportuno, il Ràis ordina il passaggio dei tonni da una camera alle successive, aprendo le reti mobili che le separano, le “porte”.
L’ultima è la camera della morte, l’unica dotata di una rete anche sul fondo. Sollevandola, i tonni vengono portati a galla e uccisi nella catarsi finale della pesca, la mattanza.
50 anni fa i sistemi di pesca industriale, basati sull’avvistamento col radar e la cattura dei banchi di tonni in alto mare, fanno la loro comparsa nel Mediterraneo e iniziano a depredare le ultime riserve mondiali di tonno rosso.

L’ICCAT è l’organizzazione intergovernativa nata negli anni ’60 dopo il collasso delle riserve di tonno rosso nelle coste del Brasile e nel Mare del Nord, per dar vita alla Convenzione Internazionale per la Conservazione del Tonno Rosso. L’ICCAT compila statistiche, analizza e pubblica i risultati sullo stato di salute della pesca del tonno rosso, pubblica le raccomandazioni scientifiche agli stati membri su come meglio gestire questa pesca.
Il problema che mina l’efficacia delle sue risoluzioni sta nella mancata affidabilità dei dati di cattura registrati da ogni stato membro, alla base di ogni considerazione scientifica conseguente. In primo luogo, in ragione della salute delle riserve mondiali di tonno rosso, l’ICCAT fissa annualmente la quantità mondiale massima tollerabile di cattura, assegnando a ogni paese membro la quantità totale ammissibile di cattura (TAC) a lui riservata. Ogni paese, sulla base delle proprie scelte politiche, suddivide il suo TAC tra i vari sistemi di pesca attivi, fino al dettaglio per ogni singolo operatore.
Nel 2015, il TAC riservato all’Italia è di 2.302,80 tonnellate e il governo italiano ha deciso di destinare al sistema tonnara fissa l’8,45% del TAC, contro 87,89% destinato ai sistemi di pesca industriale in alto mare: Palangaro e Circuizione. In Italia dunque le tonnare fisse ammesse a partecipare alla campagna di pesca 2015 sono tre: Isola Piana a Carloforte, Capo Altano e Porto Paglia a Portoscuso, Sardegna sud-occidentale. Nello stesso specchio d’acqua, tre tonnare per sole due ciurme, comandate dagli ultimi due ràis: Luigi ed Ettore, fratelli e figli d’arte.

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Note di regia
Tutto è partito dalla necessità di entrare in un mondo diverso dal mio, una dimensione diversa dalla mia, che procede con le sue regole e i suoi tempi. Avevo in mente le mattanze girate da Rossellini e da De Seta, pure icone. Mi chiedevo: cosa resta oggi delle tonnare? Mi ci sono tuffato dentro, senza difese, come un corpo estraneo, con un forte rischio di rigetto.
Sulla banchina, un portale dà su un grande piazzale lastricato di pietra vulcanica. Sull’angolo a sinistra brilla uno specchio appeso al muro, sopra un lavello oblungo, mi immagino pescatori barbuti che si rasano con la pipa in bocca… Da lì dietro esce un uomo dal fisico massiccio, occhiali da sole scuri, che avanza verso di me. E’ il rais, Luigi, mi offre una stretta di mano vigorosa e un sorriso sicuro di sé. Mi dice, con l’aria divertita: “Ma per caso sei animalista?”. Gli rispondo: “Diciamo piuttosto che sono… animale!”. Ride: “Noi siamo sempre qui, fino a luglio, vieni quando vuoi”.
In tonnara c’è solo il presente: il passato è rimosso, le tensioni verso il futuro abolite. Un mondo rude, sensazioni semplici e pungenti – caldo, spossatezza, pericolo, fame, paura – che mi ripuliscono. Alla fine resta il bianco e nero, regna la luce, i contrasti, i riflessi; l’inquadratura si fissa sui gesti del lavoro; le parole sono rare, quasi assenti. Un cinema primitivo, in qualche modo.
Nodi per cucire le reti tra loro, altri nodi per fissarle alla catena rugginosa destinata al fondo del mare. A terra, il suolo è cosparso di vecchie cime, maglie di catene, frammenti di cavi che si contorcono in vecchi nodi sfilacciati, souvenir delle passate stagioni in tonnara.
Nodi che misurano la velocità in mare, ma anche la velocità della vita in tonnara, rallentata dall’inerzia della natura, dal peso del presente che a volte rende le giornate interminabili.

Tonni
La mattanza di Rossellini e di De Seta non esiste più. I tonni catturati sono venduti vivi, trasferiti in una gabbia e trainati in acque lontane, nelle ranching farm, dove vengono ingrassati in cattività. Solo mesi dopo, saranno uccisi, congelati e spediti via aereo nell’est asiatico. Qui vengono battuti all’asta e consumati come cibo di lusso, a 10.000 kilometri di distanza da quelle popolazioni costiere dove sono stati catturati e di cui furono un tempo una fondamentale risorsa alimentare ed economica.

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Il presagio del ragno_PressBook

info@tratti.org

Antonio Casu (1938-2012)

Allora, io sono figlio di un maniscalco, mio padre faceva il maniscalco, qui ad Oristano, proprio dove corre la Sartiglia. Io son nato proprio sotto il portico, abitavamo lì e mio padre lavorava lì.
Ero un bambino e vedevo sempre cavalli, i cavalli che ferrava mio padre, quelli della Sartiglia, questi cavalli grandi, che per me erano grandissimi… però mi sarebbe piaciuto avere il cavallino della Giara, che in Sardegna era quello che si vedeva di più, in quei tempi lì…
montavamo gli asinelli, però non era mai come il cavallino della Giara, e io… è sempre stato il mio sogno fare un qualcosa sul cavallino della Giara.
Guai prima a parlare di un giarino, sembrava… ne parlavano solo per il macello.
Invece qui, io piano piano son riuscito ad averne dai 20 ai 30, come ho attualmente.

Manca solo il mare

Manca solo il mare” un film di Cristina Agostini e Giuseppe Casu
DV – 2010 – 41′
Tor Bella Monaca è un quartiere periferico di Roma, nato agli inizi degli anni ’80 da un progetto di edilizia popolare.
Gli appartamenti di quei palazzoni sono stati assegnati a persone con una forte difficoltà economica e fisica. A ciò vanno sommati gli effetti di una diffusa occupazione fraudolenta degli appartamenti e della compravendita clandestina degli stessi.
Un inizio molto difficile.
Venticinque anni dopo, tra il 2005 e il 2007, siamo andati in giro tra le Torri e gli Scomparti di Tor Bella Monaca: è qui che i suoi abitanti e i suoi personaggi ci hanno fatto intuire le molteplici sfaccettature del labile tessuto sociale formatosi da allora.

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con: Fabrizio Scorzoni, Pietropaolo, Egidio, uno sfrattato, Roberto, Michel, Stefano “lo zio”, Franco, Stefano “bombolo”, Marilena, Natascia, Alessandra, laboratorio teatro di tor bella monaca, gli abitanti di largo Mengaroni

riprese: Giulia Avallone, Emanuele Mastropasqua, Cristina Agostini, Giuseppe Casu, Alessandro Veneziani
montaggio: Cristina Agostini, Giuseppe Casu
color correction: Adriano Mestichella
montaggio del suono: Gianluca Stazi
musiche: Michel, Gianluca Stazi

Senza Ferro

Senza Ferro” un film di Giuseppe Casu
2009 – 52′ [DV – 8mm – super8]
Antonio, ormai 71enne, si dedica completamente alla vita della sua atipica scuderia: il Giara Club.
Qui da circa 30 anni realizza il suo sogno d’infanzia, far correre i bambini sui cavallini selvaggi della Giara. Ora rivive ogni giorno i successi e le delusioni di quando lui era cavaliere alla Sartiglia, la grande festa equestre di Oristano, mentre i giovani crescono e si responsabilizzano.
Ruotando intorno alla storia di Antonio, raccontata da lui stesso, viviamo dall’interno la vita quotidiana al Giara Club: la sua particolare forma di autogestione, le iniziazioni, gli allenamenti, i viaggi, in un intreccio continuo con la tradizione plurisecolare della Sartiglia.

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Con: Antonio Casu, Ignazio Nonnis, le ragazze e i ragazzi del Giara Club “Is Pariglias”

Regia: Giuseppe Casu
Fotografia: Giuseppe Casu e Adriano Mestichella
Montaggio: Andrea Ciacci
Suono: Gianluca Stazi
Musica: difondo
Consulenza scientifica: Roger Emmi

con il contributo di: Regione Autonoma della Sardegna, Provincia di Oristano.

Il film è stato selezionato per la XV Rassegna Internazionale di Film Etnografico di Nuoro.