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Category Archives: L’amore e la follia

L’amore e la follia al Bif&st

è iniziata la quarta edizione del Bif&stBari International Film Festival
si svolgerà da sabato 16 a sabato 23 marzo 2013

Venerdì 22 marzo, ore 15:00 presso il Multicinema Galleria:

“L’AMORE E LA FOLLIA”
con Manlio Massole e Silvestro Papinuto

soggetto e regia: Giuseppe Casu
in collaborazione con Gianluca Stazi

montaggio: Aline Hervé
suono: Gianluca Stazi
fotografia: Giuseppe Casu
musica originale: Difondo
aiuto regia: Paolo Ferri
supporto tecnico: Nanni Pintori
color correction: Ercole Cosmi
traduzioni: Coralie Bidault e Laura Sanna
produzione: Salvo Accorinti (Sitpuntocom) e Didier Zyserman (Zebras Films)
produzione esecutiva: Tratti Documentari

Manlio a 40 anni lascia l’insegnamento per andare a lavorare in miniera ma, per conoscere se stesso e questo nuovo mondo, deve assumere il ruolo più infame: il cronometrista. Ora ha 82 anni.
Silvestro lavora in miniera da quando ha 23 anni, è figlio di minatore, figlio della miniera, fa l’amore con la montagna. Ora ha 61 anni.
I percorsi di questi due uomini, diversi ma paralleli, si congiungono nel ’92, quando si barricano per mesi nella miniera di San Giovanni, minando l’ingresso con l’esplosivo per scongiurarne la chiusura e la desertificazione del territorio.
Ora che le miniere sono chiuse e il temuto deserto avanza, Manlio e Silvestro tentano di trasmetterci un messaggio…

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Il film sarà presentato nella sezione non competitiva ItaliaFilmFest/Panorama Doc.

Link:
http://www.bifest.it/

Testimonianze dalla miniera: follia e orgoglio

Unione sarda, venerdì 25 gennaio 2013

Nella miniera sono entrati tutti e due nel 1972 ed entrambi sono accomunati da vicende di lavoro e di lotte. Silvestro aveva 21 anni, Manlio molti di più. Le loro storie di viscere profonde e di un mare fuori dalla bellezza rapace e dolce, sono narrate nel film “L’amore e la follia” che Giuseppe Casu ha ambientato nel Sulcis-Iglesiente. “Ho scelto il titolo ispirandomi alla favola di De La Fontaine, che si conclude con la condanna della Follia a far guida all’Amore. Anche se ” follia” è un termine forte, qui l’amore per il proprio lavoro e per la proprio terra sembra essere accompagnato da qualcosa che, secondo i punti di vista, può sembrare assurdo”, spiega il regista sulla produzione italo-francese che fa parte del progetto “Tratti in miniera”, curato dall’associazione Tratti Documentari.
“La stessa idea della miniera è quella di un lavoro disumano e folle. Ma è vero che gli stessi minatori ne parlano con orgoglio”, aggiunge su quel legame contraddittorio eppure fortissimo. La miniera ha nutrito questi uomini e ha insegnato loro a vivere. E le vite di Manlio Massole e Silvestro Papinuto si intrecciano sino all’occupazione della miniera di San Giovanni, nel 1992, Quando una trentina di lavoratori si barricano per mesi con altri minatori. Una protesta esplosiva, secondo i media. Per scongiurare la chiusura avevano minato l’ingresso con tremila chili di esplosivo. Nei fotogrammi scorre il trauma della fine e l’amarezza di padri che avrebbero voluto lavoro anche per i figli, con nuove imprese al posto di una miniera inaridita. Il film si apre in maniera suggestiva, con il ricordo della rivolta nella voce di uno dei protagonisti, mentre la camera sembra ipnotizzata dal muro di pietra dell’esterno. Quindi si scende nel buio dei cunicoli di quelle rocce che parte opprimevano e in parte proteggevano, nelle sensazioni rievocate dai testimoni. Come anche la sete di conoscenza della prima volta in cui ci si caverna. Riemerge un quotidiano di fatica dei singoli e in cui fare il cronometrista era un “lavoro infame, disastroso” a danno di altri uomini che divenivano soggetti di una sopraffazione, secondo dopo secondo. Il sistema Bedeaux, ideato per massimizzare la produzione, eliminando i tempi morti, era implacabile. Anche i dati e le cifre sui registri sono testimoni crudi di quella realtà registrata pure dai filmati negli anni 90.
“L’amore e la follia”, dopo la proiezione al Torino film festival (era in gara anche per il premio Cipputi, con un buon successo di pubblico e critica), viene presentato in Sardegna. Oggi, alle 20, alla cineteca sarda di Cagliari (Viale Trieste 126), presenti l’autore e Silvestro Papinuto. Domani, alle 19, a Iglesias, nella sede Arci (sala ex mattatoio, in via Crocifisso). Previste proiezioni in alcune città della penisola, in attesa di una definita circuitazione nelle sale. Che sarebbe dovuta alla bella testimonianza filmata da Casu.

Manuela Vacca

ArticoloUnioneSarda

La vita in miniera tra storia e attualità

La nuova Sardegna, 25 gennaio 2013

CAGLIARI. In concorso al Torino Film Festival dello scorso novembre, nella sezione documentaria (in palio il celebre premio Cipputi), il film di Giuseppe Casu, “L’amore e la follia”, verrà presentato stasera a Cagliari e domani a Iglesias. È stato prodotto dall’associazione Tratti Documentari, con la partecipazione del Centro nazionale della cinematografia, in Francia, e della Regione Sardegna.
I due appuntamenti sono previsti per le 20 nella sala della Cineteca Sarda – Società Umanitaria, in viale Trieste 126 e, domani, alle 19 presso l’Ex Mattatoio di Iglesias, in via Crocifisso.
Trattandosi di una storia – o meglio due storie parallele – di miniera, il titolo, nel corso della presentazione del film alla stampa, ha suscitato qualche curiosità. E il regista – anche operatore alla macchina – lo spiega con la famosa contraddizione psico-antropologica del lavoro minerario: durissimo, folle, ma anche atto d’amore nei confronti di quella costante avventura nel sottosuolo.
L’avventura “folle e amorosa” la si ritrova nelle biografie dei due testimoni/protagonisti. Silvestro Papinuto, oggi sessantunenne (presente all’anteprima), figlio di minatori, entra in miniera a 23 anni. Il luogo è San Giovanni, miniera metallifera a metà strada tra Iglesias e Gonnesa, chiusa nel 1992, dopo una dura lotta che portò all’occupazione dei pozzi. Documentata da numerosi spezzoni filmici tratti dall’informazione televisiva, quella battaglia preoccupò non poco le istituzioni, visto che i lavoratori si erano portati dietro una bella quantità di esplosivo e minacciavano di usarlo.
L’altro personaggio è Manlio Massole, nativo di Buggerru, insegnante e poeta per diletto, oggi ottantaduenne che, a quarant’anni, quando i bacini metallurgici dell’Iglesiente sono già in crisi, decide di cambiare mestiere. Farà il cronometrista proprio a San Giovanni, ovvero, userà il famigerato metodo Bedaux, che dovrebbe ottimizzare il lavoro manuale e che, in realtà, taglia continuamente i tempi di lavorazione, facendo risparmiare l’impresa.
I due, virtualmente contrapposti sul lavoro, finiranno per stare assieme dentro il pozzo, sostenendo le ragioni degli operai; ovvero consapevoli che l’era mineraria è finita per sempre, ma convinti che a Iglesias come in tutto il territorio circostante dovrebbero nascere nuove imprese.
Non c’è bisogno di sottolineare la tragica attualità dell’interrogativo posto dai due protagonisti – eppure sono passati vent’anni da quella chiusura – ma il senso del film sta piuttosto nel recuperare la memoria di che cosa è stata, nell’isola, la civiltà e “umanità” mineraria, e non in tempi remoti ma piuttosto l’altro ieri.
Così il film vive quasi di associazioni visive e auditive: le poesie di Manlio Massole creano quel corto circuito esistenziale tra amore e follia che rimbalza poi nelle giornate di lotta, anche queste trascritte come esperienza formativa straordinaria, sia pure destinata alla sconfitta; le riflessioni di Silvestro Papinuto sul fatto che la cultura del “saper fare”, delle mani, prima o poi, si riaffaccerà nella civiltà umana, non è solo nostalgia. Infine, quella continua visualizzazione di un iglesiente sempre più conosciuto per le bellezze selvagge, soprattutto marine (Buggerru, Cala Domestica, Portixeddu, Pan di Zucchero, sembra voler ricordare quale passato nascondono quei luoghi destinati al turismo.

Gianni Olla

L’amore e la follia – Trailer

“L’AMORE E LA FOLLIA”
con Manlio Massole e Silvestro Papinuto

soggetto e regia: Giuseppe Casu
in collaborazione con Gianluca Stazi

montaggio: Aline Hervé
suono: Gianluca Stazi
fotografia: Giuseppe Casu
musica originale: Difondo
aiuto regia: Paolo Ferri
supporto tecnico: Nanni Pintori
color correction: Ercole Cosmi
traduzioni: Coralie Bidault e Laura Sanna
produzione: Salvo Accorinti (Sitpuntocom) e Didier Zyserman (Zebras Films)
produzione esecutiva: Tratti Documentari

Manlio a 40 anni lascia l’insegnamento per andare a lavorare in miniera ma, per conoscere se stesso e questo nuovo mondo, deve assumere il ruolo più infame: il cronometrista. Ora ha 82 anni.
Silvestro lavora in miniera da quando ha 23 anni, è figlio di minatore, figlio della miniera, fa l’amore con la montagna. Ora ha 61 anni.
I percorsi di questi due uomini, diversi ma paralleli, si congiungono nel ’92, quando si barricano per mesi nella miniera di San Giovanni, minando l’ingresso con l’esplosivo per scongiurarne la chiusura e la desertificazione del territorio.
Ora che le miniere sono chiuse e il temuto deserto avanza, Manlio e Silvestro tentano di trasmetterci un messaggio…

FACCE E VOCI DI UNA RIVOLTA NELLA MINIERA

da Repubblica, 24 novembre 2012

CI SONO, nel cinema, certe immagini che fanno silenzio. Lo fanno intorno a loro e dentro di te che guardi. Guardi facce e voci. Le voci, in genere, si ascoltano. Ma al cinema, quando è buon cinema, si vedono anche. Eccole qui, sono due. Due facce e due voci che raccontano qualcosa che non è stato solo uno sciopero, ma una vera rivolta, uno scatto d’ orgoglio, una testimonianza di onore e coraggio: l’ occupazione di una miniera cominciato da trenta minatori che si sono asserragliati dentro con le cariche di esplosivo. Era il maggio del 1992, il tempo in cui in Sardegna, nell’ Iglesiente, nel Sulcis, si dovevano chiudere tutte le miniere metallifere, ormai non più convenienti. Di queste due facce e di queste due voci, dentro e fuori dalla miniera, è fatto “L’ amore e la follia” di Giuseppe Casu (al Lux oggi ore 18, replica domenica e martedì). Un documentario che raccoglie filmati d’ epoca, ricordi e buone ragioni ancora attuali. Cuce insieme amarezza e orgoglio, sconfitta e voglia di non cedere. Si parla di una protesta, uno sciopero che, così come l’ hanno fatto, non l’ aveva fatto nessuno, mai. Contro i padroni e contro i sindacati, pure loro contrari. «Noi abbiamo visto cose che gli altri non possono vedere -dicono i minatori-, perché noi costruiamo e poi con una carica d’ esplosivo distruggiamo: se non sei con noi, non le vedi più?». Non volevano tenere aperte le miniere. Sapevano non facevano guadagnare. Erano da tempo fuori mercato. Chiuderle andava bene, almeno i figli non avrebbero fatto una vita dura come la loro. “Chiudiamo, ma nella zona dovranno sorgere altre imprese per dare lavoro al territorio”, dicono. Volevano tenere aperta la vita. La loro e quella di un pezzo di Sardegna. Che poi, forse, è la vita di tutta la Sardegna. E dell’ Italia intera. E perfino dell’ Europa.

GIAN LUCA FAVETTO

30°TTF

L’AMORE E LA FOLLIA al Torino Film Festival,

ecco le date delle proiezioni:
Sabato 24 novembre ore 18.00
Domenica 25 novembre ore 15.00
Martedì 27 novembre ore 12.00

MULTISALA LUX
Galleria San Federico, 33 Torino

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L’AMORE E LA FOLLIA al Torino Film Festival

30° TORINO FILM FESTIVAL
23 novembre – 1 dicembre 2012

Nei due concorsi, internazionale.doc e italiana.doc, troverete opere prime che arrivano dall’Italia, dalla Corea, dalla Tailandia, dalla Francia; tematiche importanti (Fukushima due anni dopo, le miniere sarde, la gentrification, la primavera egiziana, la migrazione, il passaggio all’età adulta, la morte e l’elaborazione del lutto) e storie personali in cui forti sono però le aperture verso il mondo.

L’AMORE E LA FOLLIA di Giuseppe Casu (Italia/Francia, 2012, DCP, 60’)
Sulcis Iglesiente. Manlio e Silvestro. Le loro vite si alternano intrecciandosi sempre più, fino a unirsi nella miniera di San Giovanni, dove nel ’92 si barricano per mesi, minando l’ingresso con l’esplosivo per scongiurarne la chiusura. Nei ricordi della rivolta i loro spiriti da combattenti fanno rivivere il trauma della fine delle miniere.

Concorrono al Premio Cipputi,
8 film presentati nelle sezioni TORINO 30, FESTA MOBILE e TFFdoc_italiana.doc.

AZ DO MESTA AS / MADE IN ASH di Iveta Grófová (Repubblica Ceca/Slovacchia, 2012, DCP, 84’)
I.D. di Kamal K.M (India, 2012, DCP, 90’)
PRESENT TENSE di Belmin Söylemez (Turchia, 2012, DCP, 100’)
TABUN MAHABUDA / THE FIRST AGGREGATE di Emyr ap Richard e Darhad Erdenibulag (Mongolia, 2012, DCP, 90’)
TERRADOS di Demian Sabini (Spagna, 2011, DCP, 76’)
L’ULTIMO PASTORE di Marco Bonfanti (Italia, 2012, DCP, 73’)
L’AMORE E LA FOLLIA di Giuseppe Casu (Italia/Francia, 2012, DigiBeta, 60’)
NADEA E SVETA di Maura Delpero (Italia, 2012, DCP, 62’)

L’AMORE E LA FOLLIA – in lavorazione…

“L’AMORE E LA FOLLIA” – film documentario
con Manlio Massole e Silvestro Papinuto

soggetto e regia: Giuseppe Casu
in collaborazione con Gianluca Stazi

IN POST PRODUZIONE

montaggio: Aline Hervé
suono: Gianluca Stazi
fotografia: Giuseppe Casu
musica originale: difondo
suono in presa diretta: Gianluca Stazi
organizzazione e produzione: tratti documentari
aiuto regia: Paolo Ferri
montaggio del suono: Gianluca Stazi
color correction: Ercole Cosmi
location: Giuseppe Casu e Gianluca Stazi
supporto tecnico: Nanni Pintori
traduzioni: Coralie Bidault e Laura Sanna
produttori: Salvo Accorinti (sitpuntocom) e Didier Zyserman (zebras films)

Manlio a 40 anni lascia l’insegnamento per andare a lavorare in miniera ma, per conoscere se stesso e questo nuovo mondo, deve assumere il ruolo più infame: il cronometrista. Ora ha 82 anni.
Silvestro lavora in miniera da quando ha 23 anni, è figlio di minatore, figlio della miniera, fa l’amore con la montagna. Ora ha 61 anni.
I percorsi di questi due uomini, diversi ma paralleli, si congiungono nel ’92, quando si barricano per mesi nella miniera di San Giovanni, minando l’ingresso con l’esplosivo per scongiurarne la chiusura e la desertificazione del territorio.
Ora che le miniere sono chiuse e il temuto deserto avanza, Manlio e Silvestro tentano di trasmetterci un messaggio…

Il progetto del film ha ricevuto il premio “BROUILLON D’UN REVE AUDIOVISUEL” della SCAM (Société Civile des Auteurs Multimédias) nel 2011.